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Protagonisti

Sganga: «Non rimarrò a scaldare la sedia»

Il Presidente della FNC torna sul mancato aumento del contributo da parte del CNDCEC e, in vista delle elezioni, chiede alla categoria di rimanere unita

/ Savino GALLO

Martedì, 22 dicembre 2015

Da un lato, la voglia di far “crescere” la Fondazione di categoria, anche a costo di “sganciarsi” un po’ dal Consiglio nazionale, attraverso l’utilizzo di fonti alternative di finanziamento. Dall’altro, l’appello a rimanere uniti, in vista delle elezioni per il rinnovo del CNDCEC che si svolgeranno il prossimo autunno. Questi i temi di cui Eutekne.info ha parlato con Giorgio Sganga, Presidente della FNC, più che mai intenzionato a dare impulso alla ricerca anche dopo non essere riuscito a convincere il Consiglio nazionale ad aumentare il contributo alla Fondazione per il 2016.

Presidente Sganga, partiamo dal resoconto dell’attività svolta dalla FNC nell’ultimo anno. È soddisfatto?
“Soddisfatto, forse, è dire un po’ troppo, perché si può fare sempre di più. Certo, abbiamo messo in piedi una squadra capace di non fermarsi mai, producendo oltre cento interventi, tra documenti, circolari e testi di approfondimento. Nonostante questo, servirebbero forse più risorse per accontentare i bisogni di questa categoria. Speravo che arrivassero un po’ di fondi dall’Europa, abbiamo partecipato a diversi bandi, ma ne abbiamo portato a casa solo uno, quello che riguarda i beni sottoposti a sequestro (in partnership con l’Università di Trieste, ndr)”.

Di che si tratta?
“È un progetto che partirà proprio agli inizi del 2016 e consiste nell’immissione in rete di tutta l’attività sui beni sottoposti a sequestro a livello europeo. Un progetto che ci darà grande soddisfazione, perché permetterà ai commercialisti di avere un ruolo centrale in questo ambito di attività, ma forse è mancato un po’ il resto. Questo gruppo può ancora accogliere ricercatori e dare impulso alla ricerca”.

Ad oggi quanti sono?
“Siamo partiti dai 9 che erano rimasti post commissariamento e siamo arrivati a 26, anche se il contributo del Consiglio nazionale è rimasto lo stesso. Attraverso una serie di partnership messe in piedi con il mondo accademico e altri soggetti, siamo riusciti a sfruttare le borse di studio, affiancando via via ai ricercatori storici altri giovani”.

A proposito di fonti di finanziamento alternative, con il cambio di Statuto la Fondazione ha aperto anche a possibili nuovi soci. Come procede?
“Al momento, ci siamo limitati alla ricerca di soci sostenitori, ovvero Ordini territoriali o singoli colleghi che, versando una quota di 1.000 euro, hanno potuto e potranno associarsi, superando le 300 unità. Quanto ai soci di partecipazione, per scelta, non ne abbiamo cercati altri, perché, fino a quando ce la facciamo, vorremmo che la Fondazione rimanesse un ente strumentale il più possibile vicino al Consiglio nazionale, che deve definirne la politica”.

Lei, però, per il 2016 aveva chiesto un contributo più alto.
“E mi è stato risposto che, rispetto ad ulteriori progetti che potremo presentare, il finanziamento potrebbe aumentare. Noi ne abbiamo diversi, ma aspettiamo che arrivi prima l’input politico da parte del Consiglio. Fino a quando ci chiameremo Fondazione nazionale commercialisti, non procederemo mai in modo diverso. Altra cosa, invece, è se si decidesse di creare un’altra fondazione, che non si riconduce al Consiglio nazionale ma alla categoria. In quel caso, ci sarebbe la possibilità di esprimere anche un verbo diverso”.

Ma c’è questa possibilità?
“Io mi auguro di no. C’è un Consiglio nazionale attento alla ricerca e alla necessità di fare cultura e vorremmo che si andasse avanti così. Ma, nel momento in cui dovessi accorgermi di stare lì a riscaldare la sedia, andremo via e faremo altro, sempre al servizio della categoria”.

Sul ruolo della Fondazione, secondo lei, pesa anche la prospettiva delle prossime elezioni?
“Per quanto abbia avuto modo di ascoltare, mi pare che ci sia grande compattezza nella categoria sul ruolo che deve avere la Fondazione. Poi, potrà sempre esserci un retropensiero, ma mi auguro che si possa sempre parlare in maniera chiara e trasparente. Quanto alle elezioni, io non sto cercando di fare politica. Spero, però, che si possa avere il tempo necessario per lenire le ferite passate e far sì che il ricordo del commissariamento porti buon senso in ognuno di noi”.

Questo significa andare avanti con un Consiglio di “unità nazionale”?
“Intanto, bisognerebbe risolvere la questione delle circoscrizioni al più presto, anche in vista del rinnovo dei rappresentanti della Cassa di previdenza. Detto ciò, non dimentichiamo che questo Consiglio è partito un anno e mezzo fa e bisogna dargli il tempo di operare. Per questo, spero che si evitino le contrapposizioni e che nessuno voglia gridare alla guerra in un momento del genere”.

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