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Opinioni

Una riforma del Catasto a invarianza del prelievo non è applicabile

Il DEF prevede una riforma per il 2018, ma non parla di invarianza di gettito

/ Giuseppe REBECCA

Lunedì, 25 aprile 2016

La riforma del catasto è un tormentone, da vent’anni. L’ultima occasione è stata offerta dalla delega fiscale del 2014.
Ora ci riprova il DEF, approvato dal CdM dell’8 aprile 2016, con una previsione di riforma per il 2018.
Il riordino del catasto è un atto dovuto, non solo verso la Ue, ma anche per aggiornare gli estimi, fermi al 1988/89, e per variarne l’impostazione di base legata ai vani e non alla superficie. Ma molto probabilmente anche questa ipotesi di riforma farà la stessa fine delle precedenti leggi, la n. 662/1996 e la n. 23/2014.

Appare sicuramente necessaria una maggiore equità anche nel campo immobiliare, oggi caratterizzato da una disuguaglianza di valori a seconda dei diversi ambiti territoriali, oltre che un allineamento ai valori di mercato che, seppure oggi ancora depresso, appaiono sovente superiori a quelli catastali, anche per importi significativi.
Ma se si pensa di attuare anche il principio della invarianza del prelievo, totale e/o per imposta e/o per zona, la riforma sarà ancora una volta di impossibile applicazione.
Non basteranno certo i 3 anni di tempo, da oggi al 2018, per trovare una soluzione. L’invarianza di gettito è e sarà una chimera, da abbandonare. Ed allora ci troveremo con sicuri aumenti delle imposte, proprio in un momento in cui tutti ne chiedono la riduzione. Indubbiamente una situazione molto critica, per non dire altro.

Sarà necessaria in ogni caso una nuova legge delega. Ma a dire il vero il DEF non parla di invarianza di gettito.
Tenuto conto dell’entità del gettito attuale, tra imposte locali e statali, pari a 42 miliardi di euro nel 2014, pare in ogni caso del tutto insostenibile qualsiasi variazione degli estimi.
Ricordiamo che per assicurarsi la invarianza di gettito, a fronte di un aumento delle rendite, devono diminuire le aliquote, di qualsiasi imposta e in qualsiasi zona.

Ma tenendo conto che le variazioni dei valori saranno le più diversificate, ne consegue che anche le variazioni delle imposte dovrebbero conseguentemente essere variate nelle stesse proporzioni all’inverso. E tutto questo per garantire la indicata invarianza.
Tradotto in pratica, ci dovremmo trovare con aliquote IRPEF diverse da Comune a Comune, e lo stesso accadrebbe per le imposte di registro e per tutte le altre imposte. Assolutamente improponibile; si creerebbe un bailamme tipo IMU e TASI.

Quindi addio alla invarianza di gettito, nazionale per i tecnici, locale per i politici, e comunque per ogni tipologia di imposta? Chiaramente missione impossibile; lo dicono anche la matematica e la logica.
Ricordiamo che il Governo, nella seduta del 26 giugno 2015, ha accantonato il progetto della riforma del catasto prevista appunto, con invarianza di gettito, dalla legge delega per la riforma tributaria (L. 23/2014).
Cosa è rimasto? Le commissioni censuarie, locali e centrali, sorte non senza contestazioni, e le nuove categorie catastali: O, attività ordinarie, ed S, speciale.

Il DEF fa invece due precisazioni importanti: per i 17 Comuni che hanno chiesto la revisione delle rendite, l’aumento delle stesse è stato di circa 184 milioni di euro, mentre i classamenti per revisione delle rendite per intervenute variazioni edilizie hanno portato ad un aumento di 181 milioni di euro (per 1300 Comuni).
Tornando al nuovo Catasto, molte attività sono già state svolte, tra cui la misurazione delle superfici catastali per 57 milioni di unità immobiliari di categoria A/B e C.
In conclusione, la dichiarata invarianza non può essere garantita, e la revisione delle rendite e dei valori potrà essere attuata solo in un momento di bassa imposizione totale nel settore, non certamente oggi. Ne conseguirebbe una rivoluzione.

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