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Venerdì, 23 giugno 2017 - Aggiornato alle 6.00

Opinioni

Il CNDCEC ha evidenziato le ragioni a sostegno della proroga fin da maggio

Il Consiglio si è fatto portavoce delle difficoltà ma la necessità di una richiesta ufficiale di proroga «non è mai stata rappresentata»

/ Luigi MANDOLESI

Giovedì, 16 giugno 2016

Pubblichiamo l’intervento di Luigi Mandolesi, Consigliere CNDCEC con delega alla fiscalità.

L’annuncio dello slittamento al 6 luglio dei versamenti di UNICO per i contribuenti soggetti agli studi di settore seppure sia giunto, come ormai consuetudine, a ridosso della scadenza originaria, è senza dubbio una notizia positiva, attesa dalla gran parte dei commercialisti.

A bocce ferme, avendo la questione proroga sollevato un vespaio di polemiche in cui è stato coinvolto anche il Consiglio nazionale, sento il dovere, in qualità di consigliere delegato alla Fiscalità, di precisare come sono andate le cose.
Sin da quando, nello scorso mese di maggio, il Viceministro Luigi Casero ha annunciato l’intenzione di non concedere la proroga ci siamo attivati con il MEF e con l’Agenzia delle Entrate per evidenziare le diverse ragioni che consigliavano invece di assumere un provvedimento in tal senso.

Le nostre interlocuzioni a tal fine sono state, come ormai abitudine di questo Consiglio, dirette e costanti, avendo ritenuto di privilegiare, sulla base di una scelta attenta e ponderata assunta sin dal nostro insediamento, rapporti istituzionali improntati all’operatività, nel rispetto delle reciproche posizioni, proprio al fine di assicurare la massima tempestività alla nostra azione di segnalazione delle criticità e dei problemi che, di volta in volta, si sono presentati.

Contrariamente a quanto da alcune voci critiche si voglia lasciare intendere, nel caso specifico della proroga, né il MEF, né l’Agenzia delle Entrate ci hanno mai rappresentato la necessità di formalizzare tale richiesta con una lettera ufficiale (difatti mai inviata).

La proroga dipende anche da insopprimibili esigenze di gettito dell’Erario

Tanto, sulla base della consapevolezza che la scelta di concedere o meno la proroga non dipende, evidentemente, soltanto dalle richieste, più o meno ufficiali, del Consiglio nazionale che – si ricorda –, ai sensi dell’art. 29 dell’Ordinamento professionale, “rappresenta istituzionalmente, a livello nazionale, gli iscritti negli Albi e promuove i rapporti con le istituzioni e le pubbliche amministrazioni competenti”, ma da insopprimibili esigenze di gettito dell’Erario e da altre circostanze che non sono assolutamente nella disponibilità di questo Consiglio nazionale.
Ragione, quest’ultima, per cui è divenuta ormai una prassi che la proroga sia concessa, purtroppo, sempre a ridosso della scadenza.

È dunque quanto meno ingenuo affermare che la proroga, quest’anno, non era stata ancora concessa per la mancanza di una richiesta ufficiale da parte del Consiglio nazionale.
Non solo perché, come già detto, tale necessità non ci è mai stata rappresentata, ma, andando alla sostanza del discorso, perché delle difficoltà della professione ci eravamo già fatti portavoce, per tempo, presso tutti gli organi istituzionali.


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