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Giovedì, 19 ottobre 2017 - Aggiornato alle 6.00

Protagonisti

Asvisio: «Serve più ascolto dalla politica»

Il neo Presidente dell’Ordine di Torino parla degli ultimi provvedimenti fiscali ma anche del futuro della professione

/ Savino GALLO

Martedì, 15 novembre 2016

Quindici anni da Segretario dell’Ordine (dal 1997 al 2012), la guida della Fondazione Piero Piccatti e ora, esaurito il doppio mandato di Aldo Milanese, la presidenza. Quella di Luca Asvisio all’interno dell’ODCEC di Torino è una storia lunga quasi 20 anni, che dal 1° gennaio 2017 si arricchisce di un nuovo capitolo, reso possibile dal sostegno, forte, della base. Su 1.560 votanti, infatti, la lista guidata da Asvisio, contraddistinta dal motto “Il modello Torino continua”, ha raccolto quasi 1.200 preferenze, ovvero oltre il 75% del totale.

Presidente Asvisio, un risultato che non ammette repliche.
“Sì, l’aspetto più importante è la partecipazione degli iscritti. Ricevere 1.200 voti è un successo enorme, che dimostra l’attaccamento dei colleghi a quello che abbiamo rappresentato nel nostro motto: il modello Torino, realizzato grazie all’impegno di Aldo Milanese e di Lorella Testa (la Direttrice dell’Ordine, ndr). Un modello che noi vogliamo portare avanti”.

A cosa si riferisce quando parla di “modello Torino”?
“Alla rete di relazioni che l’Ordine, negli anni, ha saputo mettere in piedi, rappresentando la centralità della nostra categoria nei rapporti con le istituzioni, gli enti del territorio e non solo. Una rete creata non tanto attraverso i protocolli, che rischiano di essere solo formali, ma con dei rapporti sostanziali, che permettono alla nostra professione di essere riconosciuta, anche dagli imprenditori, come il filtro naturale delle loro interlocuzioni”.

Questo ha reso possibile un Fisco un po’ più “amico”, quantomeno sul territorio?
“Non è così semplice parlare di Fisco amico. Serve un cambio di impostazione da ambo le parti. È anche una questione di cultura, ci vuole tempo e sicuramente non è esportabile a tutti i livelli, ma bisogna provarci. Sul territorio i rapporti permettono delle modalità di collaborazione ma è chiaro che ci saranno sempre delle incongruenze, rendere tutto a sistema non è una cosa facile”.

Certo che i nuovi adempimenti introdotti dal DL 193/2016 non aiutano a chiamarlo amico, il Fisco.
“Adempimenti che non possiamo non accogliere negativamente. Spesometro e liquidazioni IVA trimestrali sono un ulteriore aggravio di impegni per i nostri studi che, peraltro, non danno grossi vantaggi all’Agenzia delle Entrate in termini di lotta all’evasione. La lotta all’evasione non è questa”.

Quel decreto prevede anche la riapertura dei termini per la voluntary e la rottamazione delle cartelle. Operazioni da sostenere o, come dice qualcuno, dei condoni mascherati?
“Non penso si possa parlare di condoni. Bisogna prendere in considerazione le reali necessità del nostro Paese: in questo momento di difficoltà, gli aggi sulla riscossione e le soprattasse non sono accettabili. Se ci sono provvedimenti che permettono di ristabilire un equilibrio è giusto tenerli presente. Chiaro che devono essere delle norme valide e quella sulla rottamazione delle cartelle sembra che non sia così interessante: bisogna augurarsi che la rateazione possa essere più ampia. Quanto alla voluntary, chi ha aderito ha pagato, magari con sanzioni ridotte, ma ha pagato, creando anche un discreto gettito. Non sono contrario a questi due provvedimenti, magari si potevano fare meglio. Mi aspetto, però, che ne vengano inseriti altri, come ad esempio quello relativo ad assegnazione e trasformazione agevolata, strumenti interessanti di cui non tutti hanno potuto usufruire”.

Tornando alla categoria, come si fa ad invertire il trend dei redditi in discesa?
“Investendo sulla formazione e la specializzazione, che offrono la possibilità di distinguersi e possono aprire nuove opportunità. Quello che fa l’Ordine di Torino, in questo senso, è emblematico: 600 formatori e circa 300 convegni all’anno; un palinsesto così ampio che rischia di non far cogliere la differenza tra i corsi organizzati dalla Scuola di alta formazione e l’attività di formazione ordinaria”.

In che senso?
“Ad oggi, la SAF di Piemonte e Valle d’Aosta (di cui Asvisio è Presidente, ndr) ha fatto partire un solo corso e il numero di partecipanti è abbastanza esiguo. È chiaro che questi corsi hanno un costo, mentre i convegni sono gratuiti, ma si tratta di una formazione diversa, specialistica. Una differenza che non è ancora stata colta. In questo senso, il riconoscimento delle specializzazioni potrebbe dare una mano importante”.

Cosa chiederebbe, oltre a lavorare per il riconoscimento delle specializzazioni, al prossimo Consiglio nazionale?
“Di impegnarsi per cercare di ottenere ascolto nella fase produttiva delle leggi. Rafforzare l’attività di lobbying istituzionale, non per ottenere prerogative o vantaggi, ma per fare sì che si possa lavorare meglio, facendo solo ciò che serve davvero”.

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