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Opinioni

Il 2017 sarà un nuovo anno di sfide per i revisori legali

La revisione cambierà se muterà anche il processo di selezione dei professionisti e la capacità di offrire un «sistema di prodotto» nuovo

/ Raffaele MARCELLO

Mercoledì, 21 dicembre 2016

Pubblichiamo l’intervento di Raffaele Marcello, Consigliere del CNDCEC con delega ai Principi di revisione.

Nel 2015, la revisione legale dei conti ha conosciuto un anno di grande fervore. In primo luogo, dal 1° gennaio 2015 sono entrati in vigore i nuovi principi internazionali di revisione della serie ISA Italia, che hanno posto all’attenzione di tutti i professionisti, i quali – come revisori esterni, membri del collegio sindacale o sindaci unici incaricati della revisione legale – già si muovevano nell’ambito del controllo dei bilanci, un modo del tutto diverso di impostare il proprio lavoro. Nel contempo anche il DLgs. n. 139/2015, modificando l’art. 14 del DLgs. n. 39/2010, attribuiva nuove funzioni al revisore legale dei conti in materia di giudizio sulla relazione della gestione.

Il 2016 non è stato un anno da meno. Con il DLgs. n. 135/2016, la disciplina recata dal citato DLgs. n. 39/2010 è stata profondamente riformata. Il legislatore ha imposto la pronta riformulazione dei molti regolamenti attuativi che integrano tale disciplina, in tema, solo per fare qualche esempio, di etica, controllo della qualità, formazione, tenuta del registro e via discorrendo.
Nei mesi a venire, quindi, arriveranno nuove norme, disposizioni regolamentari e indicazioni operative. Tutte richiedono al professionista interessato alla revisione legale di aggiornarsi prontamente.
La revisione legale sta, quindi, attraversando un periodo di “grazia”, per l’interesse che essa suscita nel mondo della professione. L’interesse, credo, non è né transeunte né immeritato giacché emerge nel pieno maturare di una profonda riforma legislativa, regolamentare, professionale e pratica che interessa non soltanto chi la pratica ma anche tutti gli operatori economici (imprese, banche, analisti finanziari, authorities, risparmiatori).

Il CNDCEC, dal canto suo, ha dato una risposta pronta e solida alle esigenze emergenti dal mondo della professione proponendo documenti, eventi formativi e altri strumenti a supporto. Si possono ricordare, tra gli altri, i lavori su: “La relazione unitaria di controllo societario del collegio sindacale incaricato della revisione legale dei conti” del marzo 2016; “Verbali e procedure del collegio sindacale” dell’aprile 2016; “Linee Guida per il Sindaco-Revisore alla luce degli ISA Italia” del luglio 2016.

Al di là degli approfondimenti legislativi e regolamentari, però, le sfide che attendono i revisori italiani non hanno ancora interamente prodotto tutti i loro effetti sugli assetti di mercato, sui provider di servizi accessori, sul comportamento delle società clienti, sulle motivazioni e i percorsi di carriera dei colleghi interessati al controllo dei bilanci. Le principali sfide sono senz’altro quelle culturali e competitive. Infatti, non ci potrà essere un vero cambiamento del modo di fare la revisione, specialmente nelle aziende di minori dimensioni, se non assisteremo a una profonda mutazione – verrebbe da dire “genetica” – nei processi di selezione dei professionisti da parte delle società interessate, nella capacità di offrire un “sistema di prodotto” nuovo, per qualità e prezzo, da parte dei professionisti. A tale proposito, le tre variabili strategiche su cui agire – a livello di sistema e di singoli individui – sono il controllo di qualità, la formazione e l’organizzazione.

Il controllo di qualità deve assicurare – specialmente se percepito come una forma di sorveglianza panottica a distanza, con un’effettiva capacità deterrente – che le pratiche illecite, scorrette, inefficaci o, comunque, disallineate dai principi internazionali di revisione siano evitate e, se già seguite, rapidamente abbandonate.
Il controllo della qualità sarà affidato a persone fisiche in possesso di un’adeguata formazione ed esperienza professionale in materia di revisione dei conti e di informativa finanziaria e di bilancio, nonché della formazione specifica in materia di controllo della qualità. Quest’ultimo, basato su una verifica adeguata dei documenti selezionati, includerà una valutazione della conformità ai principi di revisione e ai requisiti di indipendenza applicabili, della quantità e qualità delle risorse impiegate, dei corrispettivi per la revisione.
Insomma, il controllo di qualità entrerà nel vivo dell’attività svolta, richiederà un’adeguata documentazione e, più in generale, una scrupolosa applicazione dei principi internazionali di revisione. Ma quello che, forse, sarà più importante, consisterà nella capacità di tale meccanismo di fissare un livello minimo di qualità del lavoro, da raggiungere da parte di tutti, e di favorire l’uscita dal mercato di coloro che non riuscissero neppure ad adeguarsi a tale livello minimo.

La formazione, se erogata e fruita secondo standard di qualità adeguati, dovrebbe far crescere il patrimonio di conoscenze, competenze ed esperienze condivise da parte di ogni professionista.
L’attività di formazione continua potrà essere svolta mediante la partecipazione a programmi di formazione a distanza erogati dal Ministero dell’Economia e delle finanze, anche attraverso organismi convenzionati o presso società o enti pubblici e privati, provvisti di struttura territoriale adeguata alla natura dell’attività di formazione ed alle modalità di svolgimento dei programmi formativi, accreditati dal MEF mediante la sottoscrizione di apposita convenzione (aspetti, questi, tutti da definire).
L’impegno è gravoso e non va sottovalutato. Infatti, il periodo di formazione continua è triennale e l’impegno richiesto per l’assolvimento degli obblighi formativi è pari ad almeno 20 crediti formativi, per un totale di un minimo di 60 crediti formativi nel triennio. Ciò che conta, però, a mio avviso, è che il professionista non percepisca l’obbligo formativo come un adempimento da assolvere (con la precisione “fiscale” nel computo delle ore minime) ma come un’opportunità di crescita da cogliere. Questo, credo, sarà vero particolarmente per i giovani professionisti che vorranno imparare e ai quali le Scuole di alta formazione (alcune di esse offrono già un corso specialistico sulla revisione legale) si rivolgono.

Infine, l’organizzazione rappresenta una necessità emergente, tanto per favorire la combinazione sinergica di competenze differenti quanto per gestire i processi operativi in modo efficiente.
Si tratta di una linea di tendenza verso la quale il professionista dovrà, gradualmente, orientarsi per rendere il proprio lavoro più efficiente, efficace, organizzato, il tutto in attesa del codice etico che, probabilmente, riprenderà gli standard organizzativi previsti dall’art. 10 del DLgs. n. 39/2010, applicandoli senz’altro a ogni soggetto incaricato della revisione legale.
In tutti e tre i casi, si domanda un cambiamento di mentalità di non poco conto.

Sono, tuttavia, convinto che le sfide che le novità in arrivo pongono alla professione sono più opportunità da cogliere che rischi da fronteggiare. Infatti, i migliori standard di qualità del lavoro, le competenze e le capacità, l’organizzazione del lavoro sono le principali leve competitive per fare eccellere i professionisti migliori, più scrupolosi e preparati. Parallelamente, i cambiamenti indotti nel mercato della revisione – è questo il mio auspicio – potranno anche portare a un ridisegno della curva dei compensi, capaci di esprimere finalmente l’impegno reale e serio dei professionisti coinvolti. Lo sforzo di tutti dovrà essere quello di promuovere, accompagnare e verificare questo percorso. Esso non può che giovare al sistema economico, al risparmio e alla professione.

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