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Sabato, 21 ottobre 2017 - Aggiornato alle 6.00

Lettere

Voler far crescere gli esperti contabili non sminuisce i commercialisti

Venerdì, 6 gennaio 2017

Caro Direttore,
nonostante non sia la prima volta che accade, sono rimasto stupito nel vedere chiamate nuovamente in causa, nel pieno della campagna elettorale per il rinnovo dei vertici del Consiglio nazionale, le due Casse di previdenza di categoria (si veda “Il riequilibrio della Cassa non passa dal lieve aumento degli esperti contabili”).

Ancora di più perché mai come questa volta i motivi sembrano totalmente pretestuosi: prendendo come spunto le interviste ai due candidati Presidenti pubblicate da Italia Oggi, in cui tra l’altro è emersa una visione simile rispetto a quello che deve essere il rapporto tra il CNDCEC e gli Istituti previdenziali, si è cercato di mortificare professionisti che fanno a pieno titolo parte della nostra categoria, arrivando a sostenere che una maggiore promozione della figura dell’esperto contabile possa stonare con l’immagine della nostra professione.

Si tratta di un discorso inaccettabile: innanzitutto ricordo che il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, come dice il suo stesso nome, rappresenta tanto i primi quanto i secondi. Affermare di voler aumentare le iscrizioni e voler far conoscere la figura professionale dell’esperto contabile, che è totalmente nuova e quindi poco nota, non vuol certo dire mettere in secondo piano le esigenze e le professionalità degli iscritti alla sezione A del nostro albo. È vero il contrario: una categoria più numerosa sarebbe maggiormente legittimata ad acquisire nuove e più importanti competenze che, per loro natura sarebbero destinate alla sola sezione “A” dell’albo. La promozione della nostra professione va fatta a 360 gradi, e mi sembra assurdo dover essere qui a ribadirlo.

La figura dell’esperto contabile è del tutto nuova ed offre ai giovani, a fronte di un “minor raggio di azione”, di entrare nel mercato del lavoro in tempi ridotti. Sarebbe un peccato non valorizzare quest’opportunità che la nostra professione è in grado di offrire al mercato.

Allo stesso tempo, mi ha lasciato perplesso il richiamo all’equilibrio previdenziale e alla sostenibilità della Cassa dei Ragionieri, visto che l’ente è sottoposto alla vigilanza di tre Ministeri, una Commissione bicamerale, la COVIP, la Corte dei Conti e nessuno di questi ha messo in dubbio la veridicità dei bilanci che assicurano una sostenibilità di oltre cinquant’anni.
I problemi della CNPR sono quelli che riguardano tutte le professioni ordinistiche, e fanno parte di un discorso molto più ampio rispetto a questa piccola diatriba, in quanto riguardano un’economia in difficoltà, un mercato saturo, un generalizzato calo dei redditi.

A questi problemi il mondo delle professioni dovrebbe rispondere in maniera unitaria e compatta, come abbiamo dimostrato di saper fare in occasione della manifestazione dello scorso dicembre. Invece, siamo costretti a leggere discorsi elitari che descrivono, ancora oggi, colleghi della stessa categoria come figli di un Dio minore.


Marco Cuchel
Presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti

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