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Lettere

Non ci piace il cambiamento che porta solo costi e adempimenti

Mercoledì, 19 aprile 2017

Gentile Direttore,
in una lettera ospitata ieri dal suo quotidiano, il presidente di Assosoftware Bonfiglio Mariotti descrive i commercialisti italiani come “poco propensi al cambiamento” (si veda “Commercialisti poco propensi al cambiamento”).
Si tratta, a mio modo di vedere, di una definizione ingenerosa e non rispondente alla realtà, contraddetta innanzitutto da un’altra affermazione dello stesso Bonfiglio, il quale riconosce apertamente il determinante ruolo di intermediazione svolto dalla categoria fra imprese, cittadini e Agenzie fiscali, con enormi risparmi per le casse dello Stato.

Dati di fonte OCSE certificano che tra il 2007 e il 2011 l’introduzione del Fisco telematico ha comportato per l’Italia una riduzione della spesa per le funzioni fiscali del 50,3%. Un risultato al quale hanno contribuito in larga misura proprio i commercialisti.
Questo protagonismo sul fronte della crescente digitalizzazione del Fisco del nostro Paese è dunque la dimostrazione palese che la categoria non è affatto refrattaria all’innovazione, come del resto si evince anche dai dati forniti proprio in questi giorni dall’Osservatorio professionisti e innovazione del Politecnico di Milano, secondo i quali gli studi professionali sono sempre più digitali e sempre più consapevoli dell’importanza strategica degli investimenti in tecnologia, che stanno infatti crescendo.

Il tema è piuttosto un altro. I commercialisti italiani sono legittimamente poco propensi ad accettare non il cambiamento in quanto tale, ma il fatto che esso si sia fino ad oggi tradotto unicamente in sempre nuovi adempimenti e in costi crescenti e non nella piena legittimazione della loro funzione.
Ciò perché negli scorsi decenni la nostra professione ha subito l’innovazione tecnologica anziché governarla, rinunciando di fatto a costruire con l’Amministrazione finanziaria un rapporto paritario, che partisse dal riconoscimento – anche economico – del suo ruolo.

Modificare questa impostazione è uno dei principali obiettivi che questo Consiglio nazionale si è posto sin dai primissimi giorni del suo recente insediamento. Già sediamo con MEF e Agenzia delle Entrate a tavoli importanti, ai quali, in cambio della nostra rinnovata disponibilità ad accompagnare un ulteriore sviluppo digitale del Fisco italiano, chiediamo l’esplicito riconoscimento del nostro ruolo e delle relative competenze.
Un’impostazione di cui la nostra proposta di divenire certificatori finali del processo relativo alla fatturazione B2B è un esempio chiaro e concreto.

È sedendo a quei tavoli in maniera propositiva e dinamica che si può determinare un rapporto più equilibrato tra categoria e Amministrazione finanziaria, che renda finalmente meno difficoltoso e meno oneroso il cambiamento al quale, in ogni caso, i commercialisti italiani, pur tra mille difficoltà ed esprimendo più che legittime rimostranze, non si sono mai opposti.


Massimo Miani
Presidente Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

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