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Giovedì, 21 giugno 2018 - Aggiornato alle 6.00

Lettere

Sulle specializzazioni non c’è stato nessun dibattito di categoria

Mercoledì, 13 dicembre 2017

Gentilissimo Direttore,
le associazioni ADC, AIDC, ANC e UNGDCEC, avendo letto l’intervista del Presidente Massimo Miani, pubblicata sul suo giornale ieri (si veda “Saltano le specializzazioni, Miani: «Persa un’opportunità»”), vogliono esprimere il loro pensiero.

Non si può che essere costernati dalla secca presa di posizione del presidente Miani all’indomani dell’ennesima bocciatura dell’emendamento sulle specializzazioni la cui responsabilità, per non dire colpa, viene attribuita ai sindacati. Emendamento per inciso caduto per inammissibilità, il che dovrebbe indurre qualche riflessione tecnica sul percorso intrapreso a chi se ne è assunto la responsabilità.
Anche rispetto al precedente emendamento inserito nel decreto fiscale, la bocciatura dovrebbe essere individuata più semplicemente in una volontà politica che non ha condiviso il percorso tracciato.

Premesso che nessuno può in astratto dirsi contrario alle specializzazioni nell’ambito della categoria, va posto l’accento sul merito del testo contenuto nell’emendamento e sul metodo seguito nel proporlo.

Come formulato il testo sulle specializzazioni presentava le seguenti discrasie:
- in primis, la decisione di utilizzare un emendamento, quale strumento per modificare l’ordinamento professionale. Il DLgs. 139/2005 necessita di modifiche, ma esse devono essere organiche e largamente condivise, come accadde per la sua stesura;
- introduceva un lunghissimo periodo per i giovani per l’accesso alle specializzazioni;
- istituiva sottosezioni di specialisti all’interno dell’Albo, generando di fatto ulteriori barriere all’interno della categoria, ma non al suo esterno, creando un vantaggio solo “potenziale” per i colleghi specializzati;
- prevedeva un percorso formativo di durata complessiva non inferiore a 200 ore con inevitabili costi non solo puramente economici, ma anche per una prolungata assenza dallo studio per la frequenza;
- creava incertezza circa le modalità di riconoscimento per coloro che, pur avendo un’anzianità di iscrizione all’albo superiore a dieci anni, dovevano dimostrare l’esercizio della specializzazione nel quinquennio in modo “prevalente” e “continuativo”.

Discrasie palesatesi solo dopo la lettura dell’emendamento presentato e sfuggite totalmente al dibattito di categoria e ben oltre il contenuto del programma di governo dell’attuale Consiglio nazionale.

Non vi è stato alcun dibattito, alcun confronto, alcuna informativa ad esclusione della riunione del 6 dicembre a cui sono state (solo per la trattazione del punto all’odg dedicato alle specializzazioni) ammesse le associazioni sindacali, riunione tenutasi solo successivamente alla prima bocciatura dell’emendamento.
In tale sede i sindacati, come affermato in premessa, non hanno dichiarato alcuna contrarietà in astratto rispetto alle specializzazioni, ma hanno espresso alcune perplessità, evidenziando le criticità sopra esposte, chiedendo un impegno formale circa il concreto coinvolgimento per la stesura del regolamento. Bozza di regolamento di cui al momento neanche i 131 Ordini sono a conoscenza.

Il Presidente Miani non può, proprio in funzione del suo ruolo istituzionale, interpretare il dissenso come un fastidio, ma dovrebbe cogliere i numerosi inviti al dibattito. Dibattito a cui il Consiglio nazionale si è sistematicamente sottratto anche in altre sedi istituzionali.

L’attuale Consiglio ha puntato tutta la sua opera degli ultimi mesi sulle specializzazioni. Stante il risultato ne tragga, responsabilmente, le conseguenze.
Attribuire la responsabilità ad altri – “i sindacati” – e contemporaneamente segnalarne “l’inesistenza” è più che mai contraddittorio.
I sindacati costituiscono uno dei pilastri della professione, nascono prima degli Ordini di cui sono promotori e hanno la rappresentanza dei propri iscritti. Cercare di limitarne la valenza a un mero fattore numerico non aiuta il dibattito e non aiuta la nostra professione.

Le associazioni sindacali (ADC, AIDC, ANC e UNGDCEC) saranno sempre disponibili a un confronto vero, concreto e costruttivo, respingendo fermamente ogni pretestuosa affermazione e continuando l’azione di puntuale informazione verso la base.


Vincenzo De Maggio
Presidente ADC – Associazione Dottori Commercialisti
Andrea Ferrari
Presidente AIDC – Associazione Italiana Dottori Commercialisti
Marco Cuchel
Presidente ANC – Associazione Nazionale Commercialisti
Daniele Virgillito
Presidente UNGDCEC – Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili

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