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Sabato, 21 ottobre 2017 - Aggiornato alle 6.00

Notizie in breve

È reato digitare un PIN casuale su una carta clonata

/ REDAZIONE

Venerdì, 13 ottobre 2017

La Cassazione, nella sentenza n. 46678/2017, ha precisato che l’indebita utilizzazione, a fini di profitto, della carta di credito da parte di chi non ne sia titolare, integra il reato di cui all’art. 12 della L. 143/1991 (e oggi di cui all’art. 55 comma 9 del DLgs. 231/2007), indipendentemente dal conseguimento di un profitto o dal verificarsi di un danno, non essendo richiesto dalla norma che la transazione giunga a buon fine.

Non si ha “reato impossibile” nel caso in cui la carta di credito clonata venga “bloccata” dal titolare, essendo sufficiente, per l’integrazione del reato, il semplice possesso della carta clonata a prescindere dall’utilizzazione, in considerazione della natura di reato di pericolo della fattispecie criminosa in questione.

Detto principio, quindi, può bene essere esteso anche al caso in cui il possessore di una carta di credito di provenienza illecita, pur non essendo in possesso del codice PIN per l’utilizzazione della stessa, compia, mediante la digitazione casuale di un codice numerico presso uno sportello di prelievo automatico di denaro, atti potenzialmente idonei – e comunque diretti in modo non equivoco – a utilizzare la carta stessa.

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