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Lunedì, 16 luglio 2018 - Aggiornato alle 6.00

Notizie in breve

Nelle operazioni triangolari non è richiesto che il contratto di trasporto sia concluso dal cedente

/ REDAZIONE

Sabato, 13 gennaio 2018

La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 606 di ieri, 12 gennaio 2018, si è pronunciata con riguardo ad alcune operazioni triangolari, qualificate come operazioni non imponibili IVA, che hanno coinvolto due società italiane (primo e secondo cedente) e una società greca (destinatario finale).

L’Agenzia delle Entrate ha sostenuto che nella giurisprudenza di legittimità fossero rinvenibili:
- un orientamento meno rigoroso (tra le altre, Cass. nn. 4098/2000 e 2590/2010), in base al quale per considerare un’operazione triangolare come cessione intracomunitaria non è richiesto che il trasporto dei beni nell’altro Stato membro dell’Ue avvenga “a cura o a nome del cedente”;
- un altro orientamento più rigoroso (tra le altre, Cass. nn. 21946/2007 e 13507/2008), condiviso dall’Amministrazione finanziaria, che si esprimeva in senso contrario.

La Suprema Corte ha ritenuto non corretta la predetta ricostruzione giurisprudenziale, in quanto le sentenze espressione dell’ipotizzato orientamento più rigoroso sono da considerare frutto delle particolarità del caso esaminato e non segnano un dissenso rispetto al principio sancito nella pronuncia n. 4098/2000.

La Cassazione, pertanto, ha ribadito che per considerare un’operazione triangolare come cessione intracomunitaria non imponibile IVA, l’espressione “a cura” del cedente di cui all’art. 8 comma 1 lett. a) del DPR 633/72:
- va interpretata in base allo scopo della norma, ovvero quello di evitare operazioni fraudolente che sarebbero possibili se il cessionario nazionale potesse decidere autonomamente, ossia senza un preventivo accordo contrattuale con il cedente, di trasferire i beni in un altro Stato membro;
- non richiede che la spedizione o il trasporto avvengano in esecuzione di un contratto concluso direttamente dal cedente o in rappresentanza dello stesso, risultando essenziale invece la prova che l’operazione, fin dall’origine e nella sua rappresentazione documentale, sia stata voluta come cessione nazionale in vista del trasporto al cessionario residente all’estero (Cass. n. 13951/2011 e successivamente Cass. n. 11254/2015).

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