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Lunedì, 21 maggio 2018 - Aggiornato alle 6.00

Economia & Società

Difficile verificare la comunione legale tra soggetti conviventi

Il Notariato mette in luce le criticità derivanti dalla carenza di pubblicità del regime prescelto dopo la legge Cirinnà

/ Cecilia PASQUALE

Giovedì, 12 aprile 2018

Con lo Studio 196-2017/C, il Consiglio nazionale del Notariato ha approfondito la questione della conoscibilità, da parte del professionista, della scelta fatta dai conviventi di fatto a favore del regime di comunione legale a seguito dell’entrata in vigore della legge Cirinnà (L. 76/2016).

La legge in oggetto ha istituito le unioni civili (art. 1 commi 1-35 della L. 76/2016) e ha disciplinato le convivenze di fatto (art. 1 commi 36-65). Le prime riguardano due persone maggiorenni dello stesso sesso che effettuino la dichiarazione di voler costituire un’unione civile di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni; le seconde sussistono quando vi siano “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza

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