X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Sabato, 18 agosto 2018 - Aggiornato alle 6.00

Notizie in breve

È illecito il ricorso all’agenzia investigativa solo per vigilare sull’attività lavorativa

/ REDAZIONE

Martedì, 12 giugno 2018

Il datore di lavoro non può avvalersi di un’agenzia investigativa per il controllo della diligente esecuzione della prestazione lavorativa svolta al di fuori dei locali aziendali senza alcun riferimento ad attività concorrenziali del dipendente o altrimenti fraudolente.
Lo ha ribadito la Cassazione con la sentenza n. 15094, depositata ieri, tornando a pronunciarsi sull’utilizzabilità, ai fini del licenziamento disciplinare, delle relazioni di investigatori a cui il datore di lavoro abbia fatto ricorso per la verifica dell’operato del dipendente.

Nel caso specifico, il lavoratore era stato licenziato a seguito di verifiche investigative occulte, finalizzate a verificare il corretto adempimento delle prestazioni lavorative, consistenti nell’attività esterna di ispezione dei cantieri.
La Corte d’Appello aveva ritenuto che, trattandosi di attività svolta prevalentemente fuori dai locali aziendali, non si poteva configurare alcun divieto per il datore di lavoro di far ricorso a investigatori privati; risultando accertata la mancata esecuzione dei compiti di verifica e controllo affidati al lavoratore e la inveritiera attestazione della positiva esecuzione di controlli mai eseguiti, il giudice di secondo grado aveva respinto il ricorso del lavoratore.

La Suprema Corte ha cassato con rinvio tale decisione chiarendo che gli artt. 2 e 3 della L. 300/1970 non precludono al datore di lavoro di ricorrere ad agenzie investigative, ma le loro verifiche, per essere lecite, non possono sconfinare nella vigilanza dell’attività lavorativa vera e propria, riservata, dall’art. 3 citato, direttamente al datore di lavoro e ai suoi collaboratori. Il controllo in questione è giustificato solo per l’avvenuta perpetrazione di illeciti e l’esigenza di verificarne il contenuto, anche in ragione del solo sospetto o della mera ipotesi che illeciti siano in corso di esecuzione. Gli stessi principi valgono anche nel caso di prestazioni svolte al di fuori dei locali aziendali.

TORNA SU

Scopri di piu' Chiudi