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Lunedì, 23 luglio 2018 - Aggiornato alle 6.00

Lettere

La fattura elettronica serve davvero a qualcuno?

Martedì, 10 luglio 2018

Gentile Redazione,
vorrei dire la mia sulla fattura elettronica, dopo che nei giorni scorsi si sono alternati un intervento contrario e uno favorevole.

Preciso subito che sono fortemente perplesso.
Non per paura del cambiamento, che è naturale per la nostra professione, ma per ragioni molto pratiche (non prive di risvolti legali insidiosi, però).

Se il cliente è di quelli più organizzati, probabilmente sarà in grado di gestire quasi tutto il processo e di trasferire allo studio tutti i dati, i quali potranno poi essere verificati e contabilizzati per gli adempimenti successivi (il bilancio, ad esempio).

Ma se il cliente è di quelli che emettono ancora le fatture con la carta copiativa perché a lui sta benissimo così e non ha bisogno di fare un salto nel web?
Dovremo farci carico anche dell’emissione e dell’invio ai suoi clienti, immagino (altra attività a basso valore aggiunto che ci ritroviamo a gestire), dovremo essere attrezzati per emettere la fattura nei tempi previsti dalla norma (entro il giorno di effettuazione dell’operazione), mentre attualmente il cliente ci porta i documenti in tempo utile per la liquidazione.

E se il cliente lavora anche il sabato? O magari è un idraulico che fa un intervento d’emergenza il 25 dicembre? E se non ha chiesto il codice identificativo o la PEC del suo committente?
Mi pare che in alcuni casi la registrazione di una fattura elettronica comporti ben più di un problema, rispetto ai 20 secondi che si impiegano per imputare una fattura “di carta”.

E poi, a chi serve? Al cliente? Ho qualche dubbio...
Ai professionisti? Forse a quelli più strutturati...
Al Fisco? Bah, i “bravi” evasori non fanno fatture, né analogiche né digitali.

La realtà è che il cambiamento tecnologico consentito dall’informatica è andato a senso unico a favore degli enti pubblici, gran parte degli studi sono diventati sportelli territoriali di Agenzia delle Entrate, Camere di Commercio, INPS ecc., e senza nemmeno un grazie.

In questo vorrei che le associazioni sindacali fossero durissime, nel contestare e nel rifiutare ogni novità che non sia condivisa, testata, rodata, e valutata in termini di costi e benefici.


Davide Albani
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

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