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Opinioni

Un nuovo aumento dell’IVA sarebbe la strada più comoda, ma più iniqua

Da qualche tempo si assiste a una significativa e paradossale traslazione della tassazione da «chi può» a «chi ha bisogno di avere»

/ Antonio BEVACQUA

Giovedì, 24 marzo 2016

Pubblichiamo l’intervento di Antonio Bevacqua, Vicepresidente dell’ODCEC di Catanzaro.

Nel lessico tributario quotidiano, dopo i termini “evasione” ed “elusione”, sta per entrarne a far prepotente parte un altro: è “erosione”. Anche quest’ultimo, come gli altri due, si riferisce ai tributi e, mentre i primi stanno a segnalare comportamenti fraudolenti ai danni delle casse erariali, l’erosione fiscale consiste “nella riduzione della base imponibile per effetto di agevolazioni ed esenzioni volute dalla legge”.

Dell’erosione della base imponibile parla la Corte dei Conti nel Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2016, presentato due giorni fa al pubblico (si veda “La Corte dei Conti lancia l’allarme «erosione» del sistema fiscale” di ieri).

La Corte segnala una “significativa dilatazione” delle agevolazioni “sia nel numero (799), sia nella perdita di entrate che ne deriva (313 miliardi)”, fatto che secondo l’organo costituzionale colloca l’Italia “al secondo posto nella graduatoria internazionale sul livello di erosione del sistema fiscale”. Per questo motivo, oltre che intervenire sul taglio delle spese, “un contributo sarà necessario sul versante entrate” attraverso “un intervento sull’IVA”. Secondo la magistratura contabile l’intervento sarebbe preferibile ad altri in quanto causerebbe effetti “fra i meno distorsivi” sull’economia e tra l’altro sarebbe “giustificato dalla posizione di fanalino di coda che il nostro Paese occupa nella graduatoria europea sul rendimento” dell’IVA.

Temo, dunque, che all’aumento dell’aliquota IVA si perverrà, e anche in tempi brevi, utilizzando la clausola di salvaguardia rinnovata per il 2016. E ancora una volta si sarà scelta la strada più comoda, ma più iniqua.

Piuttosto che metter mano seriamente e pesantemente alla spesa pubblica, che – detto in chiaro – è rappresentata da pensioni e stipendi pagati, questi sì, in termini non del tutto europei, e alla lotta seria all’evasione fiscale – anche questa fuori linea continentale – si preferirà innalzare l’aliquota dell’IVA, imposta sui consumi, colpendo in tal modo le classi meno abbienti, loro, sì, le vere “erose” dal conseguente aumento dei prezzi.

“Guai a noi, se nell’amministrare i tributi non sapessimo usare la giusta severità, il giusto equilibrio nel saper prendere a chi può, per dare a chi ha bisogno di avere”. Non sono parole d’oggi. Era il 16 febbraio 1956 ed Ezio Vanoni, nelle sue ultime ore di vita, da Ministro del Bilancio e del tesoro, interveniva in Senato lasciando purtroppo a metà la sua lungimirante opera riformatrice. Gli accorati avvertimenti del grande economista valtellinese, uno degli uomini più grandi che l’Italia abbia avuto nel dopoguerra, testimoniano di un’etica pubblica che si ha difficoltà a riscontrare nelle politiche degli ultimi decenni.

Il criterio costituzionale cui è improntato il nostro sistema tributario è quello della “progressività”, che significa che il prelievo aumenta in maniera più che proporzionale con l’aumentare dell’imponibile fiscale. In sostanza, chi più guadagna più deve dare, secondo il principio del dovere della solidarietà civile.

Il nostro sistema tributario si basa sul principio della progressività

Si nota, tuttavia, da qualche tempo, destra o sinistra che sia a Palazzo Chigi, una significativa e paradossale traslazione della tassazione, secondo gli eloquenti termini di Vanoni, da “chi può” a “chi ha bisogno di avere”: lo testimoniano anche i continui richiami all’innalzamento delle aliquote dell’imposta sui consumi e la logica che assiste i tributi cosiddetti locali, in realtà delle patrimoniali belle e buone camuffate sotto sigle esotiche quali IMU, TASI, IUC, ecc., che incidono in maniera proporzionale, mettendo dunque sullo stesso piano tutti i contribuenti, ricchi e poveri.

Addirittura c’è chi propone un’imposta proporzionale per tutti, ad aliquota unica, mi pare del 15 o del 20%! Proposta, questa, da far tremare le fondamenta di uno Stato che si basi su una carta costituzionale come la nostra.

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