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Sabato, 21 ottobre 2017 - Aggiornato alle 6.00

Notizie in breve

Rimborso IVA sui beni importati se il contratto di fornitura non è eseguito

/ REDAZIONE

Venerdì, 22 settembre 2017

Il rimborso dell’IVA assolta all’importazione da un soggetto passivo non residente nello Stato membro Ue interessato non può essere negato anche se:
- l’esecuzione del contratto di fornitura, nel contesto del quale il soggetto passivo aveva acquistato i beni, era sospesa al momento dell’importazione degli stessi;
- l’operazione prevista dal citato contratto non è stata poi realizzata;
- il soggetto passivo non ha fornito la prova della successiva circolazione dei beni.
È questo il principio di diritto sancito dalla Corte di Giustizia Ue 21 settembre 2017, causa C-441/16, interpretando la direttiva 6 dicembre 1979 n. 79/1072/CEE (vigente all’epoca dei fatti e abrogata, con effetto dal 1° gennaio 2010, dalla direttiva 12 febbraio 2008 n. 9), relativa al rimborso dell’IVA verso i soggetti passivi non residenti all’interno del Paese, in combinato disposto con l’art. 170 della direttiva 2006/112/CE.

Il caso esaminato riguardava una società con sede in Germania che aveva importato macchinari dalla Turchia collocandoli successivamente in un deposito in Romania nella prospettiva di utilizzarli per produrre i beni richiesti nell’ambito di un contratto di fornitura stipulato con una società austriaca.
La società tedesca, a fronte della mancata esecuzione del contratto di fornitura, intendeva esportare i beni e chiedeva il rimborso dell’IVA assolta all’Amministrazione finanziaria romena, la quale si opponeva all’istanza.

Secondo la Corte di Giustizia Ue il rimborso dell’imposta spetta in quanto:
- la società tedesca ha agito come soggetto passivo IVA al momento dell’importazione dei beni;
- il diritto al rimborso dell’imposta è stato acquisito dal citato soggetto già al momento dell’importazione dei beni in Romania senza che assuma rilevanza la mancata realizzazione dell’operazione nella quale i beni avrebbero dovuto essere utilizzati.

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