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Sabato, 21 ottobre 2017 - Aggiornato alle 6.00

Professioni

Per i commercialisti la legge sull’equo compenso non è più rimandabile

I sindacati di categoria tornano a chiedere una soluzione legislativa che sancisca questo diritto per chi svolge lavoro professionale e intellettuale

/ Giorgio CAVALLO

Giovedì, 12 ottobre 2017

Con redditi calati del 20% nell’ultimo decennio, giovani che fatturano (a fatica) non più di 20.000 euro l’anno e differenze notevoli tra i redditi delle donne e quelli degli uomini, per i professionisti urge l’equo compenso.
Non a caso, il coordinamento sindacale dei commercialisti (formato da ADC, AIDC, ANC, ANDOC, UNAGARCO, UNGDCEC e UNICO) con un comunicato stampa diffuso ieri, è tornato sull’argomento: “È ormai indifferibile una soluzione legislativa che sancisca il diritto ad un giusto compenso per chi svolge lavoro professionale ed intellettuale, riconoscendo la dignità del lavoro intellettuale, ripristinando un principio costituzionale, quello previsto dall’art. 36, che prevede il diritto per ogni lavoratore (anche quello autonomo) ad una retribuzione

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