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Lunedì, 16 luglio 2018 - Aggiornato alle 6.00

Lettere

La tecnologia non potrà mai sostituire il ruolo sociale del commercialista

Martedì, 9 gennaio 2018

Gentile Redazione,
in questi giorni si sta parlando tanto del ruolo dei consulenti, professionisti, di equo compenso e innovazione tecnologica. Sfruttando qualche ora di riposo con la fine di un caotico 2017, metto nero su bianco qualche riflessione sulla professione del commercialista e sul suo ruolo, ultimamente messo in discussione. Nonostante sia giovane e quasi tutti i miei colleghi abbiano intrapreso altre strade professionali, rimango convinto della mia scelta. Perché non c’è soddisfazione più grande nel vedere, a seguito dei miei consigli o consulenze, i miei clienti contenti e tranquilli raggiungere risultati sperati. Non parlo solo di fatturato, ma soprattutto di migliore qualità della vita.

Sono consapevole che il ruolo del professionista, che tradizionalmente fornisce su base personale una consulenza, è destinato a cambiare. Ho letto addirittura che, in futuro, la stessa potrà essere resa anche da una “macchina”. Ma come può una macchina prevalere su un approccio “user experience” nel rapporto professionista-cliente?
Il cliente deve “provare” un servizio. Servizio che dipende dalle capacità professionali e relazionali della persona, requisiti fondamentali per conquistare la sua fiducia.

Nonostante questo approccio sia strettamente connesso all’innovazione tecnologica niente potrà mai sostituire la tranquillità e la sicurezza date da un professionista sempre disponibile. Il ruolo sociale che ricopriamo, infatti, non potrà essere rivestito da niente e nessuno che non abbia passione per il proprio lavoro e, quindi, per i propri clienti. Nessuna macchina farà mai dormire sonni tranquilli a un contribuente preoccupato.
In tarda serata mi ritrovo spesso a scambiare messaggi di consigli reciproci con un amico webmaster, il quale conclude sempre la conversazione con la frase “Professionista sempre al tuo fianco”. Un esempio banale per riassumere i concetti appena descritti.

Vorrei citare anche alcune righe dell’editoriale pubblicato su Eutekne.info il 22 novembre 2017 (si veda “Un mondo senza commercialisti o almeno senza equo compenso”): “Il rapporto fra i professionisti e l’uomo è un rapporto complicato. Nell’immaginario popolare i professionisti non godono di una fama cristallina. Agnese, ne I Promessi Sposi, sprona Renzo a recarsi dall’Avv. Azzeccagarbugli: «... Alle volte un parere, una parolina d’un uomo che abbia studiato...». E questi non smentisce l’ingenua fiducia popolare: «perché, vedete, a saper ben maneggiare le gride, nessuno è reo e nessuno è innocente». Tuttavia se una persona, o un’impresa, deve prendere una decisione di un qualche rilievo è molto probabile che desideri o debba rivolgersi a un professionista. I professionisti intervengono generalmente in una situazione di complessità e in un contesto caratterizzato da una forte asimmetria conoscitiva ed emotiva”.

Mi sembra chiaro quindi che non ho scritto questo sfogo per difendere la professione del dottore commercialista, ma le meravigliose soddisfazioni che regala.


Matteo Mignardi
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma

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