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Il datore di lavoro non può limitare il diritto al riposo compensativo in assenza di disciplina contrattuale

/ REDAZIONE

Mercoledì, 29 maggio 2024

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La Suprema Corte, con la sentenza n. 14904 di ieri, 28 maggio 2024, ha statuito come, in assenza di una specifica disciplina del riposo compensativo contenuta all’interno dell’accordo collettivo aziendale, cui la contrattazione collettiva di primo livello rinvia, si debba far riferimento a quanto statuito dal DLgs. 66/2003 nonché dal CCNL applicato al rapporto.
La Cassazione ha altresì ribadito, con riferimento alla collocazione del riposo compensativo nelle giornate di festività nazionale, il principio per cui il lavoratore sia titolare del diritto soggettivo, pieno e di carattere generale, di astenersi dal prestare la propria attività in determinate festività celebrative di ricorrenze civili e religiose.

Il caso di specie traeva origine dalla domanda di tre lavoratori al riconoscimento del diritto a un giorno di riposo compensativo in relazione al lavoro festivo prestato nella giornata di domenica, negato dal giudice di prime cure sulla base di quanto previsto dalla contrattazione collettiva di secondo livello, attuata in virtù di un espresso rinvio contenuto nel CCNL applicato al rapporto (CCNL Terziario del 18 luglio 2008, come integrato dall’Accordo del 30 marzo 2015).
Tuttavia, come chiarito dalla Corte, poiché tale accordo di secondo livello non conteneva una regolamentazione esplicita del riposo compensativo, la disciplina cui far riferimento andava individuata nel dettato di cui all’art. 9 del DLgs. 66/2003.

Inoltre, per quanto attiene al diritto di astenersi dal prestare attività lavorativa in festività civili o religiose, la Corte ha avuto modo di specificare come tale diritto non possa essere posto nel nulla dal datore di lavoro, potendosi rinunciare al riposo nelle festività infrasettimanali solo in forza di un accordo tra il datore di lavoro e il lavoratore e non già in virtù di una scelta unilaterale proveniente dal primo.

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