A Napoli poco spazio ai sindacati, Bari 2012 sarà l’occasione per rimediare
L’evento ha raggiunto l’obiettivo mediatico della «riabilitazione» della categoria, ma sono mancati ospiti che ne recepissero i contenuti
Pubblichiamo l’intervento di Vilma Iaria, Presidente nazionale ADC.
Napoli 2010, grande attesa per un Congresso che si annunciava innovativo nella forma e nei contenuti. Etica, trasparenza e interesse per il Paese: questo il fil rouge che ha condotto i tre giorni dei lavori congressuali. I commercialisti “utili al Paese” hanno voluto dimostrare di essere in grado di “proporre” e non solo di “rivendicare”. È piaciuta questa impostazione? È riuscito questo tentativo di attirare l’attenzione su una categoria che alcuni politici ritengono non possa essere considerata “cerniera” tra chi governa e chi opera sul territorio?
I commenti ascoltati durante i lavori sono stati i più vari. Gli appartenenti ad altre professioni, ci hanno invidiato la grande visibilità, in particolare quella sulle testate più importanti.
Alcuni colleghi hanno ritenuto che il Congresso fosse prodromico a chi sa quali “speranze politiche” di Claudio Siciliotti, altri hanno gioito ascoltando l’intervento di apertura dei lavori e si sono commossi al racconto di Umberto Ambrosoli; altri ancora hanno pensato che si sia parlato poco di noi e molto degli altri.
La nostra analisi, a mente fredda e ad emozioni passate, ci porta a vedere luci e ombre di un evento che mediaticamente deve considerarsi ottimo perché suggella una “riabilitazione” della nostra immagine che è stata ed è faticosa. Un solo rammarico, i contenuti congressuali non hanno avuto “ospiti” pronti a recepire le nostre proposte: e questo non può essere imputato ai sindacati, così come non possono essere a loro imputati le luci e le ombre del Congresso, in quanto non sono stati in alcun modo coinvolti nel momento congressuale.
L’ADC non ha mai rinunciato al proprio ruolo sindacale. Anzi. Semplicemente, in questi anni ha ritenuto giusto rispettare la richiesta di Claudio Siciliotti e della sua squadra evitando che sui media ci fossero più voci in un momento molto delicato per la categoria, quale quello dell’unificazione. Non dimentichiamo che per un lungo periodo la stampa ha riportato, per quanto ci riguarda, un’immagine di grande litigiosità.
L’ADC non ha urlato e non urlerà, perché ritiene che i risultati in politica non si ottengano con le urla ma, al contrario, facendo lobby e seguendo passo passo l’operato dei politici con interventi mirati. Siamo sempre disponibili a dare il nostro contributo.
Oggi molto probabilmente, così come evidenziato dal collega Zanetti nel suo editoriale del 25 ottobre (“Un Congresso che ha saputo proporre, comunicare ed emozionare”), il periodo straordinario è terminato e pertanto è utile cambiare strategia. Se cosi è, parliamone il prossimo 4 novembre al tavolo di ascolto periodico con i sindacati, ne prenderemo atto e provvederemo a programmare una nuova strategia.
Un’annotazione per il Congresso 2012: ci auguriamo che a Bari si trovi la formula giusta per dare spazio e possibilità di discussione e confronto tra le associazioni di categoria e le istituzioni.
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