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Mercoledì, 1 dicembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Così ragionando, dopo la Cassa tanto varrebbe fare un Ordine comune

Sabato, 29 settembre 2012

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Caro Direttore,
ho letto con grande interesse il contributo del Presidente dell’ANC, Marco Cuchel, peraltro condividendone il buon senso generale e l’elevato tasso tecnico (si veda “Occorre una Cassa comune a tutte le professioni”).
Le mie riflessioni, e di questo me ne scuso sin d’ora, saranno permeate invece più dello spirito dell’uomo della strada. Non ho competenze specifiche e non potrò supportare le osservazioni del Presidente Cuchel con la perizia che invece meriterebbero.

Credo anch’io, davvero, che il momento sia assolutamente propizio per ipotizzare scenari di condivisione e “confusione” delle più disperate – rectius disparate – gestioni previdenziali, magari al grido di “prima che ci pensi il Governo, pensiamoci noi!”.
Del resto, non mi sembra esistano cause ostative dettate – la butto lì – da richieste ministeriali di delicati equilibri di sostenibilità previdenziale degli Enti privati con orizzonti temporali di lunghissimo periodo, ipotizzo cinquant’anni. Ad ulteriore conforto, è palmare constatare come tanti Enti, anche in questi ultimi giorni, stanno portando a casa importanti risultati in termini di riforma previdenziale a garanzia della sostenibilità dei bilanci a cinquant’anni (casualmente, ritorna questo lasso temporale).

Pienamente d’accordo anche per quel che riguarda i sacrifici delle nuove generazioni. Abbiamo già dato ed abbiamo già espresso, compiutamente e largamente, il nostro senso di responsabilità.

Così come Cuchel si spinge ad “immaginare una Cassa comune a tutte le professioni” – si badi, però, con le opportune salvaguardie – io sono ancora più temerario e mi spingo a vagheggiare l’unificazione di tutti gli Ordini professionali.
Ragioniamo. Se l’obiettivo è trovare sinergie, economie di scala, contiguità e tanto altro ancora, perché non soffermarsi anche nella ricerca di punti in comune nella gestione delle problematiche professionali? Non siamo noi esperti, come provetti infermieri, nel sistemare flebo ai nostri clienti?

Certo, Cuchel parla di una Cassa comune a tutte le professioni e, quindi, in questo scenario immagino abbia già operato, quantomeno mentalmente, una scrematura tra professioni ordinistiche e lavoratori autonomi.

Non voglio tediare oltre i lettori con queste mie banalissime riflessioni, ma conclusivamente riferisco di essermi confrontato anche io con la mia collaboratrice domestica. Mi ha detto che non escluderebbe a priori la possibilità di mettersi ai comandi di un aeroplano. Le ho detto che se dovesse mai succedere utilizzerei solo i treni.


Marco Cramarossa
Presidente UGDCEC di Bari e Trani

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