L’IMU è il primo banco di prova per il nuovo Governo
Gentile Direttore,
a poche ore dall’ottenimento della fiducia da parte del Governo, l’insolita (?) alleanza tra le forze politiche che lo compongono mostra già i primi segni di conflitto su uno dei temi maggiormente dibattuti durante le scorse elezioni: l’abolizione dell’IMU (e addirittura la restituzione di quanto versato nel 2012).
In un clima ancora parzialmente da campagna elettorale, resta da comprendere se lo scopo della misura annunciata sia di tipo sostanziale o prevalentemente psicologico. Solo in quest’ultimo caso, si può comprendere lo scopo di un’abolizione tout court dell’IMU, senza una valutazione sulle fonti di copertura e sugli effetti controproducenti che tale proposta potrebbe generare: anche un mero rinvio della rata di giugno, unito alle incertezze che ancora incombono sulla TARES, lascerebbe inesorabilmente in rosso le finanze dei Comuni, già provate dai profondi tagli degli ultimi anni, mettendo a rischio anche l’erogazione dei servizi sociali essenziali.
Atteso che una forma di imposizione sulla casa è presente in pressoché tutti gli Stati occidentali, è evidente l’esigenza di renderla quanto più equa e progressiva possibile, partendo dalla revisione delle rendite catastali e da una commisurazione dell’imposta rispetto al reddito ed alla situazione economica generale del contribuente, nello spirito dell’art. 53 della Costituzione.
Inoltre, se l’esigenza del provvedimento fosse davvero di tipo sostanziale oltre che emozionale e propagandistico, si potrebbero valutare strumenti alternativi, che tengano in considerazione un elemento fondamentale per la gran parte dei cittadini proprietari di una prima casa: la presenza di un’ipoteca in favore della banca che ha concesso il mutuo per l’acquisto dell’immobile.
Per rendere più sostenibile il pagamento dell’IMU su abitazioni che il contribuente non percepisce ancora come pienamente di proprietà, appare plausibile pensare, ad esempio, ad un innalzamento della soglia di detrazione per gli interessi passivi pagati sul mutuo contratto per l’acquisto dell’immobile. In questo caso, gli enti locali non subirebbero danni, lasciando all’amministrazione centrale il compito di ottenere la copertura necessaria nelle pieghe di sprechi e duplicazioni di funzioni. In tempo di elaborazione dei modelli 730, una simile misura restituirebbe risorse fresche alle famiglie italiane, che potrebbero reinserirle nel circuito economico dando ossigeno ai consumi e producendo nuove entrate per lo Stato sotto forma di gettito IVA.
Proprio a proposito d’imposta sul valore aggiunto, il cui innalzamento è previsto per luglio, dovendo scegliere, siamo certi che una restituzione dell’IMU sia da preferire ad un aumento dell’IVA, che colpirebbe indiscriminatamente anche i contribuenti meno abbienti, deprimendo ulteriormente il loro potere di acquisto? Ancora, considerato che più del 70% dei proprietari pagano meno di 200 euro (tutto sommato non una cifra spropositata), non sarebbe più conveniente utilizzare il “tesoretto” dei circa 4 miliardi per altre misure più urgenti (abbassare il costo del lavoro, dare copertura agli esodati e ai lavoratori in cassa integrazione)?
In ultimo, sia consentito lanciare una “ragionevole provocazione”: viste le iniezioni di liquidità di cui hanno beneficiato le nostre banche da parte della BCE e del Tesoro, è così inverosimile pensare, nel caso di immobili su cui grava un’ipoteca, ad una (seppur minima) compartecipazione da parte degli istituti di credito (in forma diretta o indiretta) al pagamento dell’IMU? In un momento di emergenza ognuno deve essere chiamato a fare la propria parte: questo tipo di “larga intesa” – tra banca e clienti – sarebbe forse l’unico a godere del plauso unanime dei cittadini.
Le questioni e le proposte di merito appena sollevate, ovviamente da meditare e modulare nella maniera più opportuna, potranno essere prese in considerazione solo se alla base ci sarà un cambiamento di metodo: riusciranno i nostri governanti a capire che la campagna elettorale è finita e che, una volta all’interno delle istituzioni, è necessario agire per l’interesse del Paese e non solo per il proprio tornaconto o per un punto in più nei sondaggi? Saranno capaci di elaborare provvedimenti meno emozionali e più ponderati, sostenuti da un minimo di pianificazione di medio periodo? Saranno in grado di capire che, per il nostro Paese, questa è probabilmente l’ultima chiamata?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Roberto De Luca
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Salerno
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