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Domenica, 4 dicembre 2022

LETTERE

Sulla PEC per gli imprenditori individuali «cortocircuito» interpretativo

Sabato, 29 giugno 2013

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Caro Direttore,
ho letto l’articolo pubblicato ieri in merito all’obbligo di comunicazione della PEC da parte delle imprese individuali, con scadenza al 30 giugno 2013 (si veda “Conto alla rovescia per la PEC delle imprese individuali”).

Mi sono venute spontanee alcune considerazioni:

1) non capisco come il Ministero possa prevedere, andando oltre a quanto il Legislatore ha espressamente previsto, un sistema più penalizzante per l’imprenditore individuale, spesso non dotato di adeguata struttura organizzativa (vedi il piccolo imprenditore, l’imprenditore agricolo o l’artigiano che rappresentano la stragrande maggioranza delle imprese che operano nel mio territorio), imponendogli di acquistare una casella PEC e di doverla quindi gestire, non potendosi domiciliare presso lo studio professionale del proprio dottore commercialista, mentre la PEC di quest’ultimo può essere già stata iscritta al Registro delle Imprese in una o più società, dotate invece quasi sempre di una “normale” struttura operativa.
Forse chi ha scritto le circolari ministeriali vuole ulteriormente svilire il servizio della domiciliazione, da sempre previsto nella nostra pratica professionale e spesso di grande supporto ai nostri clienti.
Si pensi, per esempio, ai clienti per i quali svolgiamo l’incarico di difensore presso le Commissioni tributarie, per le quali è prassi domiciliare il cliente presso lo studio ed ultimamente, con l’avvio del Processo Civile Telematico, proprio presso la nostra PEC.
Appare quantomeno contraddittorio che un dottore commercialista possa ricevere le comunicazioni inerenti la regolarità delle dichiarazioni fiscali dei propri clienti e nel contempo non possa mettere a disposizione la propria PEC.

2) La seconda considerazione riguarda l’obbligatorietà per gli imprenditori persone fisiche di dover acquistare una casella PEC, pur essendo stati dotati dallo Stato di una casella di posta elettronica certificata chiamata “del cittadino” (con il dominio @postacertificata.gov.it). La motivazione addotta (queste ultime sono riservate esclusivamente alle comunicazioni tra cittadini e pubbliche amministrazioni e non possono, pertanto, essere utilizzate dalle imprese), non sembra convincente! A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca!

3) La totale confusione in merito all’eventuale sanzione applicabile in caso di ritardata comunicazione.
Alcuni organi della stampa specializzata hanno ipotizzato, addirittura, l’applicabilità dell’art. 2630 c.c. che prevede sanzioni pecuniarie di non lieve entità.
Il mio modesto punto di vista è che questo atteggiamento sia radente al “terrorismo mediatico”, giacché la norma che ha istituito l’obbligo di comunicare la PEC nulla ha espressamente previsto in merito. Questo in un contesto economico già non facile per le imprese e in un momento già colmo di adempimenti per noi professionisti ma, oserei dire, anche per le Camere di Commercio.
Forse il Legislatore non ha riflettuto sul fatto che la scadenza del 30 giugno cade nel pieno dei depositi di bilancio, dei rinnovi cariche oltreché essere periodo di dichiarazioni fiscali.
Oggi, infatti, il canale telematico per l’invio delle pratiche (che fossero per il deposito bilanci o per la comunicazione PEC, poco cambia) è spesso andato in stallo, proprio a causa dell’enorme (e straordinario) sovraccarico di accessi. E tutti lì, davanti al computer, ad aspettare lo sblocco...

4) Il 30 giugno c’è un’altra scadenza che in qualche modo richiama l’argomento: è quella che riguarda i curatori fallimentari (e quindi certamente la nostra categoria!) che, per le procedure concorsuali “vecchie” devono comunicare la nuova PEC riferibile al fallimento a tutti i creditori già insinuati, affinché questi ultimi comunichino la propria PEC, di modo che tutte le successive comunicazioni avvengano PEC TO PEC.
Anche qui, con un minimo di raziocinio e coordinamento fra le norme, il legislatore ben avrebbe potuto prevedere una scadenza successiva, in modo da facilitare ai curatori il compito della ricerca degli indirizzi attraverso la consultazione dell’INI-PEC, una volta completo ed aggiornato.

E tutto questo avviene in un momento in cui la nostra Categoria è priva di Consiglio Nazionale e non si capisce chi possa interloquire con le istituzioni per cercare, non soltanto di Fare, ma di Fare con professionalità.


Giuseppe Carlo Sanna
Consigliere ODCEC di Sassari

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