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Mercoledì, 21 agosto 2019 - Aggiornato alle 6.00

EDITORIALE

Per sbloccare l’Italia la sanzione se la prende solo il commercialista

/ Giancarlo ALLIONE

Giovedì, 27 novembre 2014

Per sbloccare l’Italia e, secondo liturgia consolidata, per prevenire “infiltrazioni criminali e riciclaggio di denaro” il comma 4 dell’art. 32-bis del DL n. 133/2014 convertito (c.d. “Sblocca Italia”) ha vietato l’uso dei contanti nel settore dell’autotrasporto merci su strada e introdotto un nuovo obbligo per i commercialisti.
L’intento è sempre lodevole (ridurre l’evasione, arrestare i mafiosi...), ma altrettanto consueta è la tecnica: anziché prendere gli evasori e arrestare i mafiosi, si inventano adempimenti che complicano la vita a tutti con la speranza che, complicando la vita a tutti, per induzione, si complichi anche quella dei mafiosi e degli evasori.

In un mondo senza contanti la criminalità avrebbe vita difficilissima (dura comprare droga col bancomat, o incassare il riscatto di un sequestro di persona in assegni non trasferibili). Dunque evviva, un altro passo nella giusta direzione, anche se poteva non essere inutile chiedersi se questi siano i “tempi giusti per introdurre provvedimenti che sicuramente aumenteranno i costi di gestione di tutte le aziende che operano in un settore i cui margini sono già ridotti al lumicino da una concorrenza spietata, anche estera e non sempre leale.

Ma cosa c’entrano in tutto questo i commercialisti?
Come viene ben sottolineato su Eutekne.info di oggi (si veda “Tracciabilità «assoluta» nell’autotrasporto con dubbio sanzioni”), il nuovo divieto di uso del contante non ha sanzione per coloro che commettono la violazione, mentre per i professionisti che, in relazione ai loro compiti, avessero notizia dell’infrazione, e omettono di riferirne entro 30 giorni al Ministero dell’Economia e delle finanze, potrebbe spalancarsi la porta di una sanzione che va dal 3% al 30% dell’importo pagato in modo illecito, con un minimo di 3.000 euro per ogni violazione non segnalata.

Con un contorsionismo che ha qui raggiunto vette sublimi, il legislatore ha dimenticato di sanzionare chi viola la norma che si intende introdurre, mentre non si dimentica, con un’ansia per certi versi sorprendente, di sanzionare i professionisti che in qualche modo dovessero venire a conoscenza dell’illecito senza farne tempestiva denuncia.

Capito? Tieni una contabilità, magari semplificata, magari per quattro soldi, non ti accorgi che il cliente ha scritto sulla fattura pagata per cassa (che poi magari vuol dire che ha pagato in contanti 100 euro un padroncino che ha consegnato per lui un prodotto il giorno che aveva il furgone aziendale rotto), non fai la segnalazione, ti prendi 3.000 euro di sanzione.

Abbiamo appena appurato che i commercialisti sono inutili e poi apprendiamo che abbiamo una funzione di “sorveglianza” così essenziale che, se omettiamo di farla, è sanzionata come non lo è nemmeno l’eccesso di velocità in area pedonale.

Ma non basta. Tutto questo si inserisce in uno schema sanzionatorio che ha già del surreale.
Infatti, laddove la sanzione esiste (pagamenti con utilizzo di contanti pari o superiori a mille euro), chi ha commesso l’infrazione:
- è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria ex art. 58 comma 1 del DLgs. 231/2007 che va dall’1% al 40% dell’importo trasferito, anche qui con il minimo di 3.000 euro (per importi superiori a 50.000 euro la sanzione minima è aumentata di cinque volte);
- ma può fruire dell’oblazione, posto che l’art. 60 comma 2 del DLgs. 231/2007 rende applicabile l’art. 16 della L. 689/81, secondo cui è ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari al doppio del minimo edittale, quindi il 2% (infatti,  le circ. Min. Economia e Finanze 5 agosto 2010 prot. n. 281178 e 16 gennaio 2012 n. 2, § 2 non attribuiscono a tali fini rilievo alla sanzione minima di 3.000 euro).

Chi ha il compito di “sorvegliare”, invece, è sanzionato dal 3% al 30% dell’importo pagato in modo illecito, con un minimo di 3.000 euro, ma non può fruire dell’oblazione.
Quindi ne deriva che:
- chi ha effettuato un pagamento in contanti di un importo pari a 2.500 euro sana la violazione pagando 50 euro (il 2% dell’importo trasferito, il doppio del minimo);
- il commercialista, o il revisore, che non se ne è accorto, e quindi non ha segnalato, è sanzionato nella misura di 3.000 euro, cioè un importo superiore a quello della violazione, peraltro commessa da un altro.

Fare il commercialista è diventato come giocare alla roulette, ma al contrario. Se esce il tuo numero non ti succede niente (incassi, forse e col tempo, l’onorario convenuto), se esce qualsiasi altro numero, paghi 36 volte la posta. 

Se mia mamma lo scopre, chiama l’ambulanza.

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