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Lunedì, 26 agosto 2019 - Aggiornato alle 6.00

OPINIONI

Indicatori della Relazione sulla gestione «tagliati su misura»

Un documento di CNDCEC e Confindustria analizza la disciplina giuridica e fornisce una serie di esempi esemplificativa e indicativa

/ Raffaele MARCELLO

Venerdì, 29 giugno 2018

Pubblichiamo l’intervento di Raffaele Marcello, Consigliere CNDCEC con delega ai Principi Contabili.

Il tema dell’evoluzione della corporate reporting è oggetto di ampio dibattito a livello nazionale e internazionale. Parte dei tecnici e del mondo accademico ritiene, di fatto, che la comunicazione delle società (soprattutto quelle con interessi diffusi) debba comprendere, insieme alla pur sempre imprescindibile informativa finanziaria, anche elementi non finanziari, capaci di dire qualcosa di più in merito a fattori ritenuti fondamentali dal mercato, come l’orientamento strategico, il funzionamento della governance, la capacità produttiva, l’attenzione all’ambiente e alle problematiche di genere.
Tale movimento di pensiero ha portato, per esempio, alla diffusione anche dell’integrated reporting, strumento di comunicazione ampio e orientato a spiegare la capacità della società di creare valore nel breve, medio e lungo periodo.

Il documento maggiormente interessato da tale evoluzione è sicuramente la Relazione sulla gestione a cui il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e Confindustria hanno dedicato il loro terzo contributo.
La tematica è stata scelta, oltre perché soggetta a novità dettate dalla riforma del bilancio (DLgs. 139/2015) e dalle nuove previsioni in materia di dichiarazione non finanziaria (DLgs. 254/2016), anche perché ad oggi non vi sono indicazioni fornite in materia dalla prassi contabile.

L’Organismo italiano di Contabilità, riconosciuto formalmente come standard setter dal DL 91/2014, conv. L. 116/2014, nella revisione dei propri principi ha sostanzialmente eliminato qualsiasi riferimento alla disciplina dei documenti diversi dal bilancio d’esercizio e consolidato.
La Relazione sulla gestione, essendo un allegato al bilancio, non è quindi presa in considerazione dai principi contabili nazionali.

L’elaborato del Consiglio nazionale e di Confindustria, nonostante non esamini la materia del bilancio, ha notevoli richiami ai principi contabili, evidentemente in linea con le previsioni di riferimento, definisce alcune connessioni tra bilancio e Relazione e “recupera” alcune indicazioni (come avviene, per esempio, per lo schema di posizione finanziaria netta) non più incluse per vari motivi nei principi contabili, ma ancora utilizzati dalla prassi operativa.

Il target di riferimento è la media impresa

Il contributo – che parte anche da esperienze e produzioni passate – individua soprattutto nella media impresa il proprio target di riferimento. Non è un caso che i richiami contabili e di bilancio siano alle pertinenti previsioni del codice civile e ai già citati principi contabili nazionali.
La vasta “area” degli esempi inerenti gli indicatori finanziari e non finanziari deve essere considerata come, appunto, esemplificativa e indicativa e non esaustiva/limitativa.

Esemplificativa perché gli indicatori della Relazione devono essere naturalmente “tagliati su misura” da parte delle società. Non è, peraltro, possibile definire uno sviluppo del suo contenuto, poiché ciò contravverrebbe alla logica stessa della Relazione, pensata per essere un documento “personalizzato”.
Non esaustiva/limitativa poiché gli esempi forniti non sono tutti forzatamente applicabili per raggiungere gli obiettivi conoscitivi, considerato che spetta alla società definire quando un indicatore fornisce una informativa “utile”.

Spero, infine, che l’orientamento di definire documenti di prassi operativa possa risultare una scelta utile per le società, così anche da definire – come accade pure in altri contesti – un livello di prassi professionale e operativa di supporto.

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