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Mercoledì, 26 settembre 2018 - Aggiornato alle 6.00

Lettere

La fattura elettronica è stata imposta e avrà molti costi e pochi ritorni

Lunedì, 9 luglio 2018

Gentile Redazione,
mi corre l’obbligo di replicare a quanto asserito nel suo intervento il collega Dott. Bracciali a proposito dell’introduzione della fattura elettronica (si veda “L’e-fattura è una sfida, può spingerci verso nuove aree di business”).

Fermo restando il fatto che ognuno fa i conti con la propria specifica realtà, in termini di operatività, organizzazione dello studio e gestione degli adempimenti, torno a sollevare alcune questioni che evidentemente sfuggono a chi saluta questo ulteriore adempimento come addirittura rivoluzionario, con una doverosa e ulteriore premessa.
In questi giorni, dopo la pubblicazione di miei ripetuti interventi, mi sono arrivate mail e telefonate di colleghi, in numero significativo per sostenere e condividere quanto da me affermato.

Evidentemente la nostra realtà non è poi unica e, in un Paese che si dichiara democratico, l’attenzione dovrebbe essere rivolta tanto a chi sta nelle prime file, quanto a chi sta dietro.

In ogni caso, queste le mie osservazioni:
- l’adempimento è oltremodo invasivo e mette in discussione la riservatezza di dati e notizie a cui imprese e cittadini sono molto sensibili. Inviare miliardi di dati a un’entità terza che non è parte del rapporto contrattuale/commerciale appare come una forzatura da sistema dirigistico (se non totalitario). I dati potranno essere usati in modo arbitrario contestando – solo per fare un banalissimo esempio – operazioni identiche fatturate in modo differenziato, così come comportamenti di ogni tipo posti in essere dal comune cittadino;

- la fattura elettronica ha poco a che vedere con la lotta all’evasione. I milioni di dati che negli ultimi anni abbiamo faticosamente inviato all’Agenzia delle Entrate non hanno sortito gli effetti sperati in termini di gettito. Torna il vecchio adagio per cui chi evade non passa attraverso la fatturazione, la evita;

- gli studi diventeranno hub per lo smistamento di fatture da e verso clienti, assumendosi responsabilità non proprie nella gestione dei flussi informativi e di fatto divenendo parte del rapporto tra cedente e cessionario con (molto) probabili risvolti in termini di contenzioso;

- le contabilità automatizzate sono un miraggio perché i dati acquisiti direttamente dalle procedure (ammesso che sarà possibile seguire questa strada per tutti i clienti e per tutte le contabilità) dovranno essere ripresi e analizzati uno per uno da chi sa molto di materia tributaria e contabile e meno di telematica;

- il lavoro del data entry non è sterile e privo di significato. Ha l’innegabile vantaggio di fare filtro e selezione (critica) dei dati che vengono gestiti;

- l’esigenza della fattura elettronica non nasce dalle imprese o dagli studi professionali, ma è imposta dall’alto e questo potrebbe di per sé essere motivo sufficiente per dubitare di questa applaudita rivoluzione;

- gli studi dovranno attrezzarsi, non già per seguire i propri orientamenti e la propria iniziativa “imprenditoriale”, ma per rispondere a un obbligo di legge che avrà molti costi aggiuntivi e pochissimi, se non nulli, ritorni economici. Ben venga la digitalizzazione ma quella decisa in proprio, facendo leva sulle proprie risorse, idee e concrete possibilità. Chi governa dovrebbe incentivare, non imporre;

- la digitalizzazione delle micro imprese non può passare esclusivamente attraverso l’opera (forzosa e forzata) degli studi che devono assumersi su di sé l’onere di farle progredire. Servirebbero interventi strutturali che devono partire dai banche di scuola (quanti laboratori informatici hanno le nostre scuole?).

Se vogliamo inventarci un futuro, inventiamocelo da soli senza ingerenze di terze parti che dietro la parvenza di un mondo migliore nascondono fini che esulano dal lavoro che facciamo e dai risultati che riusciamo ad ottenere nonostante tutto.
Il cambiamento è sacrosanto se ricercato e desiderato, molto meno se imposto per atto normativo.


Paolo Garzi
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Arezzo

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