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Lunedì, 20 agosto 2018 - Aggiornato alle 6.00

Lettere

Sulle elezioni dell’Ordine di Roma si tratta di difesa di principi di diritto

Venerdì, 27 luglio 2018

Gentile Redazione,
abbiamo letto l’articolo, pubblicato il 19 luglio su Eutekne.info, sulle elezioni dell’Ordine di Roma (si veda “A settembre la decisione del CNDCEC sul futuro dell’Ordine di Roma”).
È chiaro, puntuale ed efficace nella forma.

Ripercorre, difatti, l’iter della vicenda, anche processuale, e riporta la posizione del Presidente Civetta che si dichiara sereno, ancorché dispiaciuto, perché la sua candidatura era in linea – come spiega – con le istruzioni a suo tempo fornite dal Ministero della Giustizia e dal Consiglio Nazionale.
Sempre il Presidente Civetta rileva che l’Ordine capitolino chiederà un incontro al Ministero della Giustizia e al Consiglio Nazionale per capire se è cambiata la loro interpretazione dell’art. 9, comma 9 del DLgs. 139/2005 rispetto a quella formulata con le comunicazioni del 19 febbraio 2015 e del 4 ottobre 2016.

Permetteteci a questo punto di esternare poche brevi considerazioni che crediamo siano utili per meglio comprendere l’intera vicenda.

Emerge, anzitutto, dalle dichiarazioni del Presidente Civetta che, nella sostanza, a fronte della chiara interpretazione della norma come fornita dalla Corte di Cassazione, piuttosto che prenderne doverosamente atto, si mostra di volerne “aggirare” gli effetti richiedendosi al Consiglio Nazionale (al giudice terzo, quindi, vincolato, tra l’altro, dal principio di diritto affermato dalla Suprema Corte) e anche al Ministero della Giustizia di confermare la precedente interpretazione, in contrasto, pertanto, con quanto statuito dalla Cassazione o, comunque, di attivarsi affinché “la questione sia rimessa alla Corte Costituzionale”. Chiaro segno che l’unico interesse perseguito è quello di completare, comunque e in ogni caso, il mandato elettorale.

Posizione questa ancor più incomprensibile alla luce delle motivazioni fornite dalla Corte di Cassazione nel senso che l’interpretazione data all’art. 9 è la sola idonea a favorire l’avvicendamento “in modo tale da garantire la par condicio tra i candidati, suscettibile di essere alterata da rendite di posizione e di evitare il manifestarsi di fenomeni di sclerotizzazione”.

Esattamente, quindi, quanto, da subito, da noi sostenuto e che ci ha motivato a intraprendere l’iter giudiziario ancora in corso, sebbene il Presidente Civetta preferisca circoscrivere il tutto alla “litigiosità di pochi colleghi che non si arrendono mai al verdetto delle urne”.
Niente affatto!

Si è trattato e si tratta di una legittima difesa di principi di diritto nell’esclusiva ottica di meglio tutelare gli interessi della nostra categoria (lo stesso Presidente Civetta non ha mancato di rilevare che la questione ha interessato ben 54 Ordini locali) e ci piace evidenziare l’attualità e l’importanza della questione della quale si è discusso ancora di recente nella giornata di confronto degli Ordini territoriali tenutasi a Roma nel mese di luglio, chiaro indice del fatto che il tema – contrariamente a quanto vorrebbe far intendere il Presidente Civetta – sta a cuore a molti, anzi moltissimi Colleghi.
Questi i fatti.


Daniela Saitta
Rappresentante dei ricorrenti

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