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Domenica, 18 novembre 2018

Lettere

Dovremmo usare la passione per il lavoro per aumentare la collaborazione fra noi

Giovedì, 8 novembre 2018

Gentile Redazione,
ho letto l’articolo di Savino Gallo (si veda “Libere professioni in crescita” del 7 novembre), nel quale si dava atto – fra gli altri aspetti – della crescita quantitativa dei liberi professionisti (nell’ambito medico più che altro). Il rapporto di Confprofessioni ha evidenziato poi che alla maggior parte dei professionisti piace il proprio lavoro anche se a questa soddisfazione professionale non segue una soddisfazione economica.

Qui parte la mia considerazione – una semplice idea per il nostro Consiglio nazionale e per i nostri Ordini volta ad accrescere ulteriormente questa passione dei professionisti italiani per il proprio lavoro ma, soprattutto, ad accrescere il sentimento di appartenenza alla nostra categoria. La espongo intanto in questa sede – so che il consigliere nazionale dottor Raffaele Marcello legge questa rubrica avendo più volte dato i propri contributi (anche in risposta a nostre considerazioni) – per raccogliere magari qualche ulteriore spunto da parte di altri colleghi.

Perché non sfruttiamo questa passione per il nostro lavoro (in senso scientifico) per aumentare la collaborazione fra noi colleghi che già aderiamo ad una Commissione formazione del nostro Ordine locale?

Mi spiego meglio calando il ragionamento all’ambito delle valutazioni d’azienda. In una fase “transitoria”, post introduzione dei Principi italiani di valutazione (Piv), mancano esempi illustrativi Oiv o comunque documenti operativi relativamente alla valutazione di piccole imprese – ambito al quale penso siamo tutti interessati se è vero che il 70,9% dei commercialisti italiani afferma di valutare solitamente micro aziende (indagine del nostro CNDCEC del 2016).

Perché non stimoliamo il dibattito fra di noi attraverso la creazione di gruppi di lavoro a livello regionale, facendo partecipare per ogni regione i colleghi membri delle Commissioni di Studio di ogni Ordine locale della regione di riferimento? Perché poi non mettiamo insieme i lavori di ogni gruppo regionale per agevolare la creazione di un documento nazionale da parte del CNDCEC?

Sarebbe una iniziativa-pilota che il nostro Consiglio nazionale potrebbe avviare nell’ambito delle valutazioni per poi estenderla in altri ambiti scientifici, sempre per argomenti “critici”, per i quali un dibattito fra colleghi provenienti da varie realtà è di sicuro valore aggiunto.

Sarebbe una iniziativa che valorizzerebbe le Commissioni formazione dei vari Ordini locali (e quindi la base), stimolando la partecipazione dei colleghi più giovani, che potrebbero “uscire” veramente arricchiti da una simile esperienza.
Da tempo la Commissione Formazione dell’UGDCEC di Vicenza, oltre che partecipare alle Commissioni nazionali dell’UNGDCEC, sta collaborando con progetti editoriali con altre Unioni – di recente con i colleghi di Roma, Bergamo e Napoli – e vedo che queste esperienze ci danno veramente una marcia in più per affrontare la professione.

Perché non lo facciamo anche a livello ordinistico? Da membro della Commissione di Studio per le Perizie e le Consulenze Tecniche dell’Odcec di Vicenza posso dire che sarei molto contento di collaborare con i colleghi di Belluno, Padova, Treviso, Venezia, Verona, Rovigo in un progetto così stimolante.


Andrea Cecchetto
Commissione Formazione UGDCEC di Vicenza

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