X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Giovedì, 5 dicembre 2019 - Aggiornato alle 6.00

PROTAGONISTI

Accesso al nuovo Albo curatori, Foschi: «Sbagliata la norma sui quattro incarichi»

Il Consigliere del CNDCEC chiederà la modifica della previsione e annuncia la stesura di un regolamento sull’OCRI

/ Savino GALLO

Sabato, 16 marzo 2019

Entra in vigore oggi il nuovo albo dei curatori fallimentari, commissari giudiziali e liquidatori, previsto dal Codice della crisi d’impresa, anche se, almeno fino a quando non verrà emanato il decreto interministeriale che definisce le regole per l’accesso (entro il 1° marzo 2020), le procedure per l’assegnazione degli incarichi rimarranno le stesse. Lo ha sottolineato due giorni fa il Consiglio nazionale dei commercialisti attraverso un’apposita circolare (si veda “Requisiti professionali invariati nelle procedure concorsuali” del 15 marzo) e lo ha ribadito ieri, a Eutekne.info, Andrea Foschi, Consigliere del CNDCEC delegato alla materia. Nonostante ciò fa già discutere la previsione relativa ai quattro incarichi negli ultimi quattro anni che dovranno essere dimostrati per poter accedere all’albo della fase di primo popolamento.

Consigliere Foschi, con quella norma rimarrebbero fuori tanti professionisti, anche con esperienza decennale alle spalle.
“Questa previsione ci ha spiazzato. Se si vuole privilegiare il criterio dell’esperienza, i 4 incarichi nei 4 anni non c’entrano nulla. Perché ci sono tanti professionisti che si occupano di procedure enormi, ed essendo persone corrette non prendono altri incarichi. Si è andati contro il principio del corretto carico lavorativo, non tenendo conto di un trend di turnazione negli incarichi che, seppur non previsto dalle norme, è praticamente una prassi consolidata in molti tribunali”.

Quindi, quel criterio andrà modificato?
“Ne proporremo di altri, con la stessa logica utilizzata fino a oggi, ovvero quella di lavorare in silenzio. Mantenere la norma così com’è sarebbe una follia. Diverse cose andranno cambiate. Ma è importante che ci sia un periodo di vacatio di 18 mesi. Siamo stati gli unici a chiederlo. In quel momento, nessuno tranne noi ha fatto notare che se la riforma fosse entrata subito in vigore ci sarebbero stati tanti problemi”.

Ci si è anche dimenticati degli attestatori.
“Un’altra dimostrazione dei problemi di coordinamento che ci sono stati. Non dimentichiamo che, nella prima fase, la norma è stata scritta senza gli attestatori, quando poi sono stati inseriti, ci si è dimenticati di metterli tra i soggetti che hanno i requisiti per essere iscritti al nuovo albo”.

Visto che i criteri per il primo accesso contemplano gli incarichi avuti in passato, i consulenti del lavoro, che non possono vantarne, saranno esclusi inizialmente?
“Con tutto il rispetto, ci mancherebbe altro. È stato detto che, per formare la propria competenza dovranno frequentare un corso di 200 ore, quindi mi sembrerebbe illogico se i consulenti potessero entrare subito. Così come mi pare francamente difficile che possa essere loro riconosciuto ex post (prima dell’arrivo del regolamento sulla formazione, ndr) un corso sulle procedure concorsuali”.

Tra le altre incongruenze, la norma sull’OCRI, disciplinante una fase transitoria che di fatto non c’è, se la norma entrerà in vigore dal 15 agosto 2020.
“Giusto. Noi stiamo cercando di lavorare insieme a Unioncamere e Confindustria per scrivere il regolamento. Perché la legge dice che c’è l’OCRI, senza aggiungere altro. C’è da prevedere tutta la gestione della procedura”.

Come vi muoverete, invece, sugli indicatori della crisi, che dovranno essere definiti dal CNDCEC?
“Stiamo cercando di eliminare i falsi positivi. Sono in corso dei test sull’universo delle società di capitali, con le quali verifichiamo se le ipotesi riescano a evitare di portare in procedura d’allerta una società che magari ha indicatori sballati, ma che non rilevano per la sua crisi effettiva. È chiaro, non ci saranno solo 3-4 formulette. Saranno tante formule in una sorta di diagramma ad albero, nel quale ogni volta che si scende un piano si cerca di eliminare un falso positivo. La cosa più difficile sarà adattare gli indicatori alle diverse tipologie di attività”.

Quando scatta, invece, l’obbligo di nomina di sindaco o revisore per le srl che rientrano nei nuovi parametri?
“Anche lì ci sono questioni aperte, ma ribadiremo che sarebbe corretto prevedere la prima nomina ad aprile 2020, con l’approvazione dei bilanci 2019. E manteniamo il nostro parere sulla necessità di posticipare ancora più in là per le aziende piccole, sia per quanto riguarda i collegi che per quanto riguarda le procedura d’allerta. Perché le imprese non sono pronte”.

Tra collegio sindacale e indicatori affidati al CNDCEC, la riforma restituisce ai commercialisti la loro centralità nella crisi d’impresa?
“Non si può pensare a una impresa senza i professionisti. Tutto il percorso del Codice è stato fatto dal Consiglio nazionale assieme a Confindustria. Per la prima volta si è capito che la miglior procedura d’allerta è il collegio sindacale, anche se forse lo si è capito un po’ tardi. Quanto ai consulenti del lavoro, invece, quello rimane un obbrobrio giuridico e non c’è nulla che possa compensarlo”.

TORNA SU