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Giovedì, 22 agosto 2019 - Aggiornato alle 6.00

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Civetta: «C’è preoccupazione tra i colleghi, serve un cambio di passo»

Il Presidente dell’Ordine di Roma si prepara all’assemblea con gli iscritti e chiede al CNDCEC più incisività nell’interlocuzione con la politica

/ Savino GALLO

Lunedì, 18 marzo 2019

In vista dell’assemblea dei Presidenti, in programma il prossimo 20 marzo, diversi Ordini territoriali hanno indetto presso le proprie sedi delle assemblee straordinarie aperte a tutti gli iscritti. Tra questi, anche l’ODCEC di Roma, che oggi terrà la sua assemblea straordinaria con l’obiettivo di “raccogliere i suggerimenti e le proposte dei colleghi, tra i quali c’è molta preoccupazione su come sta evolvendo la nostra professione”. Così il Presidente Mario Civetta, che con Eutekne.info ha parlato a tutto campo del momento che vive la categoria e della vicenda che ha riguardato il suo Ordine.

Presidente, si aspetta una base inferocita?
“Nelle ultime settimane ci sono arrivate tantissime lamentele. Vogliamo avere contezza di quelli che i colleghi avvertono come i principali problemi. Molti li conosciamo già e li abbiamo fatti presente al Consiglio nazionale, anche se almeno finora non abbiamo visto grandi risposte. Speriamo che il Consiglio nazionale voglia aprirsi di più all’interlocuzione in generale e anche alle richieste del nostro Ordine, che è stato un po’ messo da parte forse per logiche legate alla campagna elettorale (alle elezioni di due anni fa l’ODCEC di Roma non ha sostenuto l’attuale Consiglio, ndr)”.

Però l’interlocuzione con i sindacati è ripartita.
“Coinvolgere i sindacati è un’iniziativa sicuramente positiva, ma ci saremmo aspettati buone idee anche in questi primi due anni di mandato, e non mi pare che ce ne siano state molte”.

Cosa imputa al Consiglio nazionale?
“Quello che dispiace è vedere l’incapacità di trovare il modo giusto per farsi ascoltare. Mettere nei vari ruoli di rappresentanza gente competente è fondamentale. Per essere ascoltati, bisogna saper fare politica. Alcune categorie hanno dimostrato di saperla fare, noi invece siamo ancora ancorati a vecchie logiche elettorali, dove non sempre si predilige merito, competenza e la capacità di creare delle relazioni. Perché la politica si fa anche così: sappiamo bene che, molto spesso, non è importante solo il contenuto, ma anche come si dice e chi lo dice. Se ci lasciamo rappresentare da persone che lo dicono male o non sono considerate dalla politica, i risultati sono questi”.

Intanto si è tornati a parlare di sciopero. Potrebbe essere questa una strada per farsi ascoltare?
“Credo sia una extrema ratio utile se sappiamo contro chi e cosa scioperare e se abbiamo ben chiaro l’obiettivo. Per tanto tempo siamo stati i paladini delle semplificazioni. Io penso che il problema non siano i troppi adempimenti ma il fatto che il mercato non ci riconosca il costo di questi adempimenti. Forse abbiamo sbagliato mira. Certo, bisogna pretendere la certezza del diritto, ma bisogna anche avere un Consiglio nazionale e degli Ordini credibili perché il mercato possa percepire l’importanza del nostro ruolo. In più, sarebbe anche importante mettere a disposizione degli iscritti software, banche dati o un’assicurazione. Il compito del Consiglio nazionale è questo: valorizzare il ruolo della professione e fornire servizi agli iscritti, gratuitamente o a bassissimo costo”.

Qualcosa del genere è stato fatto, ad esempio con il portale per la fatturazione elettronica.
“La strada è giusta ma il portale è stato fatto male e in ritardo. Anziché ragionare sulla riforma degli Ordini, si sarebbe potuto fare prima”.

Sulle consulenze gratuite al MEF, invece, la categoria si è fatta sentire nel modo giusto?
“Ho condiviso moltissimo il tono e il modo con cui si è espresso il Consiglio nazionale, e anche l’iniziativa congiunta con avvocati e notai. È fuori da ogni logica pensare che la Pubblica Amministrazione possa richiedere a dei professionisti delle consulenze gratuite. Le prestazioni devono essere pagate”.

A proposito di riforma degli Ordini, le sue critiche non saranno legate anche alla gestione della questione “triplo mandato”?
“La mancanza di fiducia deriva sicuramente anche dall’aver visto come è stato gestito questo problema, che il Consiglio nazionale ha creato e che ha tentato di risolvere trovando un capro espiatorio. Questo ci ha segnato, lasciare da solo un Ordine su una decisione che riguarda altri 55 lo abbiamo trovato abbastanza originale. Ma le mie critiche sono sui fatti”.

Per l’Ordine di Roma adesso cosa succede?

“Ora la palla è in mano ai giudici della Cassazione, ci conformeremo a quello che diranno loro. Bisognerà solo capire i tempi”.

È possibile che magari la decisione arrivi a fine mandato o giù di lì.
“Questa è la nostra speranza e sarebbe giusto così. Il ricorso in Cassazione, però, non è stato fatto per allungare i tempi, ma solo perché, secondo i nostri legali, il Consiglio nazionale ha fatto degli errori. Era giusto provare a far valere le nostre ragioni”.

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