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Lunedì, 16 settembre 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

La domanda di concordato preventivo non esclude il pagamento dell’IVA

/ REDAZIONE

Martedì, 11 giugno 2019

La Cassazione, nella sentenza n. 25315/2019, ha ribadito che l’omesso versamento IVA ex art. 10-ter del DLgs. 74/2000, non può essere giustificato, ai sensi dell’art. 51 c.p. (esercizio di un diritto o adempimento di un dovere), dal pagamento degli stipendi dei lavoratori dipendenti, posto che l’ordine di preferenza in tema di crediti prededucibili, che impone l’adempimento prioritario dei crediti da lavoro dipendente (art. 2777 c.c.) rispetto ai crediti erariali (art. 2778 c.c.), vige nel solo ambito delle procedure esecutive e fallimentari e non può essere richiamato in contesti diversi, ove non opera il principio della par condicio creditorum, al fine di escludere l’elemento soggettivo del reato (cfr. Cass. n. 52971/2018).

Non assume rilevanza, né sul piano dell’elemento soggettivo, né su quello della esigibilità della condotta, poi, la mera presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, la quale non impedisce il pagamento dei debiti tributari che vengano a scadere successivamente alla sua presentazione (cfr. Cass. n. 49795/2018). Del resto, nel caso di specie la domanda di concordato preventivo era conseguenza della crisi di impresa che l’imputato non aveva adeguatamente fronteggiato. E non può attribuirsi efficacia sostanzialmente scriminante ad una domanda presentata dallo stesso imputato che aveva provocato il dissesto.

Ragionando diversamente si dovrebbe concludere che il soggetto responsabile, con la mera presentazione della domanda di concordato prima della scadenza del termine per il versamento dell’IVA rilevante a fini penali, possa evitare di incorrere in responsabilità penale.

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