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Domenica, 20 ottobre 2019

LETTERE

L’idea del Daspo ai commercialisti dimostra che il peggio non è mai morto

Giovedì, 3 ottobre 2019

Gentile Redazione,
stamattina, 2 ottobre 2019 (ieri, ndr), leggendo come di consueto la rassegna stampa, sono trasecolato, non volevo credere ai miei occhi: la notizia di un provvedimento restrittivo della libertà personale adottato nei confronti di tifosi violenti associato alla categoria professionale alla quale appartengo.
DASPO ai commercialisti!

Premessa. Il Daspo è stato introdotto dalla normativa italiana per contrastare la violenza in occasione di manifestazioni sportive e nasce in particolare per le partite di calcio.
Noi commercialisti siamo etichettati come destinatari delle misure interdittive dell’esercizio della nostra professione!
Il Daspo prevede addirittura (Corte Costituzionale, nella sentenza n. 512 del 2002) misure preventivamente inflitte indipendentemente dalla commissione di un reato, con l’effettiva limitazione di fatto di alcune libertà fondamentali come quella di circolazione (art. 16 della Costituzione).

Associare tutto questo all’esercizio della nostra professione è un abominio.
Tutto questo per “esorcizzare” la complicità nell’evasione da parte dei commercialisti.
Assurdo!

Non solo siamo in prima linea contro questa piaga chiamata evasione, non solo siamo in prima linea nel fornire tutti i dati all’Amministrazione finanziaria, non solo siamo in prima linea con i presidi antiriciclaggio imposti dalla legge, non solo rappresentiamo la figura dell’interlocutore primario tra Stato e imprese, tra la nazione e il tessuto economico, non solo in determinati ruoli abbiamo responsabilità tali da far accapponare la pelle, ma adesso, nonostante tutto questo, siamo anche paragonati a personaggi inqualificabili che con la violenza e con atti contro il patrimonio generano il caos (con morti e feriti) e instillano una generale disaffezione alla partecipazione a manifestazioni sportive di famiglie con bambini.

La lotta all’evasione non si fa con queste misure. Questo è veramente troppo!
Il peggio non è mai morto. Mai come in questo caso il vecchio adagio è perfettamente calzante. 

Personalmente, non voglio generalizzare ma, d’istinto, respingo al mittente queste proposte infamanti che gettano fango sulla nostra categoria e sulla nostra professione.


Renato Burigana
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma

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