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Martedì, 19 novembre 2019 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Le norme sui buoni pasto sembrano pensate per le convenienze dell’Erario

Venerdì, 8 novembre 2019

Gentile Redazione,
la banale e bagatellare questione dei nuovi limiti di esenzione dei buoni pasto, differenziati tra buoni pasto cartacei (4 euro) ed elettronici (8 euro) evidenzia quanto si sia perso ormai ogni riferimento razionale e sistemico nel diritto tributario.

Mi avevano spiegato (il compianto Prof. Uckmar all’Università) che i principi di capacità contributiva e di uguaglianza devono condurre al risultato che, a parità di situazione (intesa ovviamente nel senso di parità rispetto a ciò che è rilevante caso per caso), le imposte devono essere uguali per due soggetti che hanno la stessa capacità contributiva.

Visto che l’esenzione in parola riguarda il dipendente, qualcuno mi dovrebbe spiegare per quale ragione, a parità di reddito, il dipendente che riceve buoni pasto cartacei debba pagare più tasse del dipendente che riceve buoni pasto elettronici, per mera scelta che pertiene al datore di lavoro.

Dove sta la diversa capacità contributiva nei due casi? È evidente in questo caso, come in tantissimi altri, che i Governi tendono ad usare le regole del fisco pensando alle convenienze specifiche dell’Erario (cioè nell’ottica della “scienza delle finanze”) o dell’economia (lo stimolo fiscale per perseguire obiettivi non fiscali) piuttosto che nella ricerca della migliore misurazione possibile della capacità contributiva e dell’equità fiscale (diritto tributario). Queste sono piccole mine che indeboliscono l’autorevolezza dello Stato, che sostanzialmente piega i suoi principi fondamentali alle esigenze del momento.

Personalmente constato che queste deviazioni sono aumentate da quando si è unificato il Ministero delle Finanze con quello del Tesoro e del Bilancio sotto il cappello del ministero dell’Economia. Questa mossa finisce per far prevalere gli interessi “economici” su quelli del diritto.

Fra l’altro, questo modo di agire non fa altro che giustificare i comportamenti elusivi: se infatti lo Stato pensa di indurre modifiche ai comportamenti dei cittadini cambiando le regole fiscali, non può poi contestare ai suoi stessi cittadini che pure loro modifichino i loro comportamenti per via delle regole fiscali.


Giampiero Guarnerio
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano


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