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Lunedì, 20 gennaio 2020 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Perché non pensare a un «visto» di esclusione dall’obbligo di controllo?

Mercoledì, 18 dicembre 2019

Gentile Direttore,
in una serie di lettere pubblicate su Eutekne.info, alcuni colleghi hanno rivolto strali contro il (a mio avviso invece più che condivisibile) parere congiunto Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti /Confindustria sull’opportunità di rinvio della nomina dell’organo di controllo legale appena scaduta.

Non bisogna dimenticare che l’abbassamento dei limiti dimensionali e l’obbligo di nomina al superamento di uno solo dei tre parametri (in luogo del precedente più ragionevole superamento di due parametri) è avvenuto nel contesto dell’introduzione del Codice della “crisi” dell’impresa.
Che logica può esservi ad assogettare a obbligo di controllo legale società che superano solo il limite dimensionale dell’attivo (quando “coperto” quasi interamente da patrimonio netto), società con altresì posizione finanziaria netta superpositiva, ottima redditività e che sono distantissime dai valori-limite per gli altri due parametri?

Comprensibile quindi che, nonostante la scadenza del termine, facendo proprie le motivazioni del citato studio del Consiglio Nazionale/Confindustria, i soci di tali società sane e con solo l’attivo oltre soglia (e quindi totalmente aliunde da quelle situazioni di potenziale crisi di impresa che il controllo legale della novità legislativa vorrebbe prevenire), percependo come un assurdo nuovo “balzello” l’obbligo del controllo legale, abbiano deliberato un rinvio della nomina o disertato l’assemblea convocata per la nomina dell’organo di controllo, auspicando non solo un rinvio ma una ulteriore revisione normativa.

Connessa alla nomina dell’organo di controllo vi è poi la problematica delle società “borderline”, le quali invece temono che alcuni automatismi della nuova normativa le condannino a morte anche in situazioni ove avrebbero potuto invece salvarsi.
Proprio con riferimento a tali società “borderline” giova ricordare che (non sufficientemente meditate) normative e disposizioni regolamentari/di vigilanza imposte negli anni scorsi in materia bancaria, di NPL ecc. hanno prodotto consistenti danni al tessuto produttivo del Paese, agli azionisti delle banche e conseguentemente anche al tessuto professionale: un cliente che fallisce o chiude (anche volendo per assurdo prescindere dalle conseguenze di medio-lungo termine per il Paese) non porta più ricavi professionali!

Rimanendo in ambito di “categoria”, in periodi difficili come gli attuali, il costo della revisione (soprattutto se percepito come inutile o “parte dell’attuale lavoro” dal cliente) rischia di costringere il professionista che assiste la società a diminuire il proprio compenso.

Un plauso quindi al Consiglio nazionale che con lungimiranza ha valutato tali aspetti, evidenziando altresì, nel tanto criticato studio congiunto con Confindustria, le non trascurabili problematiche operative e di responsabilità per il revisore nominato il 16 dicembre.
Anzi, se critica al Consiglio nazionale deve esserci, è semmai quella di aver mancato di coraggio nel non chiedere, per le considerazioni prima illustrate, una ulteriore revisione della normativa.

Per le società che superano solo il parametro dell’attivo e che presentano valori-indici patrimoniali, reddituali e finanziari ottimali, si potrebbe ad esempio ipotizzare (mutuando e adattando la normativa del visto di conformità fiscale) di escludere dall’obbligo di controllo legale le società che ottengano una sorta di “visto/attestazione di esclusione dall’obbligo di controllo legale”, il quale certifichi il superamento di valori-soglia per alcuni individuandi indici di redditività/solidità finanziaria, verificando la correttezza dei conteggi autoeffettuati da queste società sane, le quali (giustamente) chiedono di non essere gravate di inutili costi. Un tale visto/attestazione non dovrebbe necessariamente essere rilasciato da un revisore dei conti indipendente e, non si vede perché, con le dovute cautele, non possa essere rilasciato dal professionista che usualmente assiste la società.


Marco Gallea
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino

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