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Giovedì, 30 giugno 2022 - Aggiornato alle 6.00

OPINIONI

Di fronte all’aumento delle imposte, il valore degli immobili si è ridotto

Dal 2012 al 2019, l’IMU è stata pari a 183 miliardi; dal 2011 il valore degli immobili è sceso di circa 1.300 miliardi

/ Giuseppe REBECCA

Lunedì, 27 gennaio 2020

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Nel 2011 il Governo tecnico guidato da Mario Monti ha istituito, tra l’altro, una bella patrimoniale sugli immobili.
L’onere tributario legato agli immobili è così passato in un solo anno da 8 a 25 miliardi annui, in parte poi ridotto (meno 4 miliardi) per via dell’esclusione delle prime case.

Complessivamente, dal 2012 al 2019, l’IMU è costata ai contribuenti 183 miliardi di euro. Dati, questi, ricordati di recente da Confedilizia.

La critica che è stata subito mossa a questo estemporaneo modo di legiferare è stata quella che, per racimolare un po’ di quattrini, oggi, subito, si è di fatto svalutato il patrimonio immobiliare degli Italiani, questo invece per sempre.
Fatto 100 il valore del patrimonio immobiliare italiano, nel 2011, oggi questo dato è a 76. Diminuzione quindi di circa 1/4, che ha bruciato in un colpo solo circa 1.300 miliardi di euro (il patrimonio è passato da 5.700 miliardi a 4.000 miliardi). Quindi 1.300 miliardi persi per sempre, per incassarne 17 nell’anno. Questo l’effetto della manovra.

Si ricorda come il 70% delle famiglie italiane sia proprietaria della casa di abitazione.
In ogni caso, tenuto conto della situazione economica dei conti pubblici, non possiamo certo attenderci una riduzione delle imposte che gravano sul patrimonio immobiliare. Già c’è, e da anni, la questione delle clausole di salvaguardia IVA, caratterizzate da importi sempre superiori e che necessita di essere evitata, aggravando di anno in anno il problema, mai in effetti risolvendolo.

La riforma del catasto porterebbe a un aumento della valutazione

E periodicamente si parla di riforma del catasto, che porta necessariamente a un aumento della valutazione degli immobili e corrispondentemente delle correlate imposte, motivo per il quale, almeno fino a oggi, ogni riforma è stata rinviata a tempi migliori.

Certo gli immobili costituiscono, assieme all’auto e ora anche al gioco, il bancomat del Fisco.

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