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Venerdì, 10 aprile 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Commercialisti e consulenti del lavoro chiedono un «piano choc» per l’economia

Le due categorie al fianco delle imprese, ma al momento non possono inoltrare le richieste del bonus di 600 euro per conto dei propri clienti

/ Savino GALLO

Mercoledì, 25 marzo 2020

Un intervento “choc” per salvare le piccole e medie imprese e l’economia italiana. A chiederlo sono i Consigli nazionali di commercialisti e consulenti del lavoro che ieri, attraverso un comunicato stampa congiunto, hanno presentato una serie di proposte concrete, mirate a “dare ossigeno alla parte produttiva del Paese”, compresi gli studi professionali che “seguono da vicino le vicissitudini delle imprese assistite e dei loro dipendenti.

“Il protrarsi e l’ampliamento della emergenza sanitaria – hanno spiegato Massimo Miani e Marina Calderone, rispettivamente Presidenti di commercialisti e consulenti del lavoro – hanno messo in ginocchio il tessuto economico del Paese e con esso lavoratori dipendenti e professionisti. Per questo motivo, sono necessari interventi di integrazione al reddito facili, diffusi e di rapidissima assegnazione diversi, per criteri e tempistiche, da quelli utilizzati nei periodi di ordinaria amministrazione”.

Le misure “choc” proposte dai due Consigli nazionali riguardano sia i provvedimenti di carattere fiscale che quelli più strettamente legati al mondo del lavoro. Per ciò che riguarda il primo ambito si chiede la sospensione fino al 30 giugno 2020, con rateazione dei versamenti sospesi a partire da settembre, di tutti i termini di versamento relativi a tributi, ritenute, contributi e premi assicurativi, sia correnti che rateizzati, nonché al diritto annuale alle Camera di commercio.
Allo stesso tempo, andranno sospesi i termini per il pagamento di somme derivanti da avvisi bonari, accertamento con adesione, mediazione tributaria, conciliazione giudiziale, acquiescenza e definizione agevolata delle sanzioni; nonché delle entrate tributarie e non tributarie, anche degli enti locali, che scaturiscono da cartelle di pagamento o ingiunzioni o avvisi di accertamento esecutivi, o relativi alla rottamazione dei ruoli e al saldo e stralcio.

Sempre fino al 30 giugno dovrebbero essere sospesi anche i termini procedimentali e processuali tributari e le procedure concorsuali, cautelari ed esecutive in corso. In più, si propone di ripristinare la possibilità di compensazione dei crediti per imposte dirette maturati nel 2019 anche prima della presentazione della relativa dichiarazione e di eliminare la proroga di due anni dei termini di accertamento e riscossione per i periodi d’imposta in scadenza nel 2020, una delle misure che più ha fatto discutere del decreto “Cura Italia”.

Quanto ai professionisti ordinistici, invece, si insiste sulla necessità di estendere anche a questi ultimi tutte le misure di sostegno da cui per il momento sono stati esclusi, come il credito d’imposta per gli studi professionali condotti in locazione, le indennità di sostegno al reddito e le moratorie sui mutui.

A proposito di indennità, stando al messaggio dell’INPS n. 1288 del 20 marzo, sembrerebbe che per inoltrare la richiesta dei 600 euro (dedicati ai lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata, artigiani e commercianti) sia necessario rivolgersi a un patronato oppure utilizzare autonomamente i canali telematici messi a disposizione dall’INPS, previo possesso del PIN dispositivo.
Se venisse confermata questa impostazione, tutti gli altri professionisti, inclusi commercialisti e consulenti del lavoro, non sarebbero abilitati alla gestione di queste pratiche. Una situazione che potrebbe oggettivamente creare numerose difficoltà, dato che molti lavoratori autonomi si affidano al proprio professionista di fiducia anche per questo genere di adempimenti e che l’operatività dei patronati potrebbe risultare ridotta per effetto dell’emergenza sanitaria.

In materia di lavoro, commercialisti e consulenti del lavoro ritengono essenziale, innanzitutto, introdurre un ammortizzatore sociale unico con codice unico “Covid-19”, da “destinare adeguatamente al numero degli aventi diritto, senza creare ingestibili graduatorie con relative esclusioni”.

Tale A.S.U. dovrebbe essere destinato a tutti i datori di lavoro a prescindere dall’ambito di applicazione a cui sono soggetti in merito agli ammortizzatori sociali. Andrebbero, inoltre, semplificate le procedure di richiesta dell’A.S.U., magari prevedendo una mera informativa sindacale, in modo da rendere l’iter più rapido e snello.

In più, previa eliminazione di ogni vincolo legato all’iscrizione a enti o fondi, preclusivo dell’accesso al sistema di integrazione salariale, si chiede il pagamento mensile diretto da parte dell’INPS delle somme calcolate per ogni lavoratore con bonifico bancario: per il mese di marzo pagamento di un acconto di mille euro generalizzato per tutti i lavoratori ricompresi in tutte le istanze presentate, con saldo al mese successivo.

Ultima misura necessaria il rinvio al 30 settembre del termine per la presentazione delle Certificazioni Uniche e UniEmens. Si tratterebbe di interventi “coraggiosi”, ma solo così, concludono i due Consigli nazionali, si potranno aiutare famiglie, imprese e professionisti a far fronte alla gravissima crisi finanziaria ed economica provocata dall’emergenza sanitaria in atto.

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