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Mercoledì, 18 maggio 2022 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Quarantena o letargo?

Venerdì, 3 aprile 2020

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Gentile Redazione,
quante cose leggo! Quante cose studio! #iorestoacasa . Ah no! Non posso! Io rientro nelle attività “indispensabili” al Paese. Tante sono le cose lette ma, pur impegnandomi, non comprendo. Eppure, fino ad ora, sono sempre stato convinto di essere un lettore dotato di “medio” comprendonio.

Provo a sintetizzare un mese di letture, nella vana speranza di non aver tralasciato nulla: 5 decreti legge; una legge; 2 delibere del CM; 9 DPCM; 4 (o 5?) modelli di autocertificazione; 2 direttive del Ministero PP.AA.; 4 circolari INPS; almeno 5 circolari dell’Agenzia delle Entrate, non so nemmeno quanti siano i provvedimenti direttoriali; e sinceramente non ho nemmeno voglia di contare le ordinanze del Capo dipartimento della Protezione civile.

È vero: il periodo è emergenziale. La salute innanzitutto. Ma, c’è un “ma” e c’è anche un limite a tutto.
C’è un limite al rispetto delle persone, c’è un limite al rispetto della professione esercitata dal sottoscritto. C’è un limite assoluto, primario in confronto a quello che dovrebbe essere forse tributato a un Presidente di un Ordine territoriale: il rispetto del lavoro e della professionalità dei propri iscritti!
È impensabile che i Colleghi iscritti all’Albo tenuto dall’Ordine di Tivoli siano posti in condizioni di lavorare in queste condizioni. È irrispettoso e indegno.

Non parlo solo dell’attacco degli hacker al portale INPS (nemmeno fosse il Pentagono) che ha generato montagne di problemi a tutti i Colleghi e, di conseguenza, alle imprese assistite.
Parlo di snellimento di burocrazia. Parlo di accesso e fruizione, agile, snella, veloce di un normale e ordinario sito internet che avrebbe dovuto essere pronto e idoneo ad accogliere le domande. Hacker in agguato o meno.
E se anche di hacker si trattasse, quali misure volte a garantire la sicurezza del portale sono state assunte antecedentemente all’apertura della presentazione delle domande? Quante domande avrei da porre, quante cose avrei da dire, certamente con toni meno pacati di quelli che si confanno a un rappresentante delle istituzioni.

La situazione, permettetemi, non esiterei a definirla comica, anzi direi “tragicomica”. Situazione nella quale potremmo anche contare le ferite inferte. Sì, lo so, ci troviamo in un periodo particolare, emergenziale, a rischio. So tutto, comprendo tutto e percepisco lo stato di malessere della nazione. Ma voglio scavare. Voglio scavare lo stesso nei ragionamenti (seppur dotato di medio intelletto).

È proprio in momenti come questi che è necessaria snellezza, intelleggibilità dei provvedimenti, delle azioni, della chiarezza di contenuti e del perfetto funzionamento della “macchina Stato”. Invece assistiamo (e qui mi riferisco alla professione) a chiacchiere, parole, dirette facebook inutili, normazione pazza, approssimativa e disperata. Tanto ci sono i Commercialisti che, a testa bassa e nottetempo, trascorrono ore davanti al portale INPS.

E, si badi, tutti (non so se tutti, ma io lo sono) sono convinti che i 600 euro, per un mese, siano assolutamente una goccia nel mare della disperazione. E, si badi ancora, la fatica dei Commercialisti non è certamente rivolta al “compenso” che potrebbe derivare dalla presentazione della “domandina”, ma è assolutamente rivolta alla presenza costante e assidua accanto alle imprese che, mai come ora, hanno bisogno di sostegno morale, di ottimismo, di azione, di risposte rapide e coerenti.

Hanno bisogno quantomeno di intravedere un futuro, di capire come potranno riprendersi da questo periodo e, forse, non hanno bisogno di sentirsi elemosinati di soli 600 euro. Nessun piagnisteo, noi (la Categoria) non possiamo permetterci di piangere adesso. Ora è il momento di agire, senza autoreferenziarci.
Senza millantare “utilità inutili”, senza bearci delle lauree, dei master, degli esami di Stato appesi alle pareti. Per quanto mi riguarda sarebbe come se un comandante, durante un attacco, impartisse marziali ordini alla truppa di attaccare il nemico concludendo l’ordine con un: “Armiamoci... e partite!”

Agire, anche alzando la voce, anche distaccandoci, per un momento, da chi si appalesa come a noi vicino ma che poi proclama successi solo personali (poi, a pensarci, vorrei proprio vedere di quali successi ci si possa vantare).
Le lodi della Categoria, se necessarie, le tesseremo a emergenza finita. Anzi, mi piacerebbe le tessessero altri riconoscendo, per una volta, la “vera” indispensabilità. Le tesseremo quando la ricostruzione si renderà necessaria; quando ogni tessera sociale dovrà fare la sua parte.

E allora mi chiedo, volutamente provocando: se noi, a quel punto, ormai stremati, ci rilassassimo sul balcone degli studi a guardare senza fare nulla, per una volta? Cosa succederebbe?
Indispensabili forse, fessi no.


Gianluca Tartaro
Presidente ODCEC Tivoli

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