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Lunedì, 6 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

L’unica cosa giusta da proporre ora è il rinvio dei versamenti al 30 settembre

Sabato, 13 giugno 2020

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Gentile Direttore,
sono un giovane dottore commercialista di Milano, il quale sta perdendo sempre più la fiducia nella categoria e in coloro che ci rappresentano o che, per lo meno, dovrebbero rappresentarci.
Come ben saprà, il nostro lavoro negli ultimi anni sta diventando sempre più insostenibile, in quanto le pratiche sono sempre più complesse, sono aumentate e il tempo per svolgere tali attività è sempre e comunque limitato.

Non mi voglio soffermare sulla determinazione dei compensi professionali (annullamento tariffario) e sull’esclusione degli studi professionali dagli incentivi (cioè “bando Invitalia” e “contributo a fondo perduto”), anche se ci sarebbe da dibattere, ma il motivo di questa mia lettera è prettamente relativo a questa crisi e ai palliativi che il Governo sta mettendo in atto per la sospensione dei versamenti e degli adempimenti fiscali. Posso anche immaginare che i politici al Governo non siano in grado di capire cosa voglia dire esercitare la professione e chiaramente sono fuori dal mondo lavorativo, ma ci vorrebbe qualcuno, e mi riferisco a chi ci dovrebbe rappresentare, che dovrebbe suggerire e far notare cosa significhi esercitare la nostra professione.

Tutto quanto sopra indicato non perché la nostra professione sia migliore delle altre o che debba essere trattata meglio delle altre, ma perché in questo momento storico, presupponendo che la crisi sanitaria sia per lo più alle nostre spalle (si spera), ora si aprirà il fronte della crisi economica e finanziaria.

Come i medici che si sono trovati in prima linea nella battaglia sanitaria, ora chi sarà in prima linea nella battaglia economica? Chi è tenuto a effettuare svariate consulenze (col dubbio anche di monetizzare quanto prestato), aggiornamenti costanti ai propri clienti, a eseguire calcoli per capire se un cliente deve pagare oppure no, a effettuare gli adempimenti fiscali? Credo che sia inutile rispondere, perché la risposta è ovvia. Anzi, rispondo, in quanto sono orgoglioso di poter dare una mano ai miei clienti e assisterli: SIAMO NOI, commercialisti, in prima linea nella battaglia economica-finanziaria che le imprese stanno affrontando.

Il differimento degli adempimenti di questi mesi, come dicevo sopra, è stata solamente una piccola cura palliativa, il vero scoglio è il mese che stiamo vivendo di giugno. Ricordo che ogni anno le scadenze di giugno sono sempre state molto impegnative da superare e che quest’anno, per varie difficoltà (smart working, clienti chiusi o a mezzo regime ecc), sarà ancora peggio, in quanto oltre alle classiche scadenze, si sono sommate le scadenze degli adempimenti rinviati negli scorsi mesi (cioè calcoli per contributo a fondo perduto, credito d’imposta per le locazioni ecc).
Stiamo rasentando la follia e soprattutto non si tiene conto, in primis, del fatto che per calcolare le imposte sia necessario effettuare dei conteggi e che noi siamo oberati di lavoro e, in secundis, non per importanza, del fatto che le imprese hanno appena riaperto o stanno per riaprire e non avranno ancora a disposizione liquidità per far fronte al pagamento.

L’unica cosa giusta da proporre, a mio avviso, in questo momento sarebbe il rinvio del pagamento delle imposte al 30 settembre, in modo da permettere alle imprese di ripartire e a noi di poter svolgere il nostro lavoro con adeguate tempistiche e nel miglior modo possibile.

Vorrei tanto sapere quali sono state le iniziative prese dal nostro Ordine per evidenziare queste problematiche al Governo e ai Ministri, perché successivamente all’audizione in Commissione Finanze di inizio giugno, c’è stato solo silenzio da parte del Governo e, ancora più grave, da parte dei nostri rappresentanti, che si sono focalizzati più sulla questione “Saviano” che sugli aspetti più seri relativi al lavoro che stiamo effettuando.


Giacomo Allievi
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

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