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Lunedì, 6 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Attesa l’autorizzazione Ue per la proroga dello split payment

La Commissione europea ha presentato la proposta di decisione al Consiglio dell’Ue

/ Mirco GAZZERA e Simonetta LA GRUTTA

Martedì, 30 giugno 2020

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Il 23 giugno 2020, la Commissione europea ha trasmesso al Consiglio dell’Ue la proposta di decisione che autorizza l’Italia a continuare ad applicare il meccanismo dello split payment sino al 30 giugno 2023. La precedente autorizzazione scade, infatti, il 30 giugno 2020 (si veda “Negato il reverse charge su appalti e subappalti con impiego di manodopera” del 26 giugno 2020). 

L’intenzione dell’Italia di chiedere una proroga della predetta autorizzazione era già stata annunciata dal Direttore della Direzione legislazione tributaria del Dipartimento delle Finanze, nel corso della presentazione del documento “Imprese e commercialisti per un Fisco più semplice” elaborato da Confindustria e CNDCEC (si veda “Pubblicati gli elenchi per lo split payment 2020” del 23 ottobre 2019). Come precisato anche recentemente dal MEF, non si è ritenuto opportuno rinunciare al gettito aggiuntivo assicurato dall’elevata efficacia della misura nel contrasto all’evasione (interrogazione parlamentare 25 giugno 2020 n. 5-04238 e 5-04239).

La richiesta è stata formalizzata in data 4 dicembre 2019 prevedendo, in prima battuta, un ambito di applicazione della misura limitato alle operazioni effettuate nei confronti delle sole Pubbliche Amministrazioni. La richiesta è stata successivamente modificata, in data 27 marzo 2020, al fine di chiedere che l’ambito di applicazione dell’autorizzazione resti identico a quello attualmente stabilito dall’art. 1 della decisione Ue n. 784/2017 (operazioni effettuate verso Pubbliche Amministrazioni, società controllate dalle P.A. centrali e locali nonché società quotate in borsa incluse nell’indice FTSE MIB).

La Commissione europea ha sottoposto al Consiglio dell’Ue la proposta di decisione che autorizza l’Italia a continuare ad applicare la misura di deroga sino al 30 giugno 2023 (documento COM(2020) 242 final). Sulla base di alcune indiscrezioni, il Consiglio dell’Ue dovrebbe avere adottato ieri la decisione che, pertanto, sarebbe in corso di pubblicazione.
Qualora la decisione non fosse adottata entro oggi, a partire dal 1° luglio 2020 e sino al rilascio dell’autorizzazione, occorrerebbe comprendere se i soggetti passivi debbano continuare o meno ad applicare il meccanismo dello split payment, ove previsto.

L’art. 17-ter comma 1-ter del DPR 633/72 prevede che “Le disposizioni del presente articolo si applicano fino al termine di scadenza della misura speciale di deroga rilasciata dal Consiglio dell’Unione europea ai sensi dell’articolo 395 della direttiva 2006/112/CE”. Sulla base del tenore letterale della predetta disposizione, quindi, una volta scaduta l’autorizzazione i soggetti passivi sembrerebbero tenuti ad applicare l’IVA con le modalità ordinarie, anche per le operazioni indicate nell’art. 17-ter del DPR 633/72.

A fronte dell’adozione da parte del Consiglio dell’Ue della modifica proposta dalla Commissione europea, tuttavia, l’art. 5 della decisione (UE) n. 784/2017 stabilirebbe che quest’ultima si applica dal 1° luglio 2017 al 30 giugno 2023, dunque, senza soluzione di continuità. Nella relazione della Commissione europea sulla proposta di decisione, inoltre, si propone espressamente di autorizzare la deroga dal 1° luglio 2020 fino al 30 giugno 2023.

La decisione dovrebbe avere efficacia retroattiva

Sulla base di quanto descritto, pertanto, la decisione del Consiglio dell’Ue dovrebbe avere efficacia retroattiva. Quest’ultima appare ammissibile, sulla base di quanto sancito dalla Corte di Giustizia nella causa C-434/17, quando la decisione precisa la data della sua entrata in vigore o la data iniziale di applicazione. Nel caso in esame, in particolare, l’atto modificherebbe solo il termine finale di applicazione della precedente decisione (UE) n. 784/2017, lasciando inalterato quello iniziale previsto da quest’ultima (1° luglio 2017).

Se l’autorizzazione fosse adottata dopo il 30 giugno 2020, comunque, è auspicabile che l’Agenzia delle Entrate riconosca che gli eventuali comportamenti difformi, adottati in buona fede dai soggetti passivi, siano comunque tutelati, in termini di esonero dal pagamento dell’IVA e da eventuali sanzioni (in questo senso, si veda la news di Assonime pubblicata in data 26 giugno 2020).

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