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Sabato, 4 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

IMPRESA

Proroga unilaterale dei tempi di adempimento del concordato senza voto

Il Tribunale non deve valutare in modo stringente i motivi della proroga

/ Antonio NICOTRA

Mercoledì, 1 luglio 2020

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La possibilità per il debitore di optare, a norma dell’art. 9 comma 3 del DL 23/2020 conv. L. 40/2020, per una soluzione più snella, consistente nella modifica unilaterale dei termini di adempimento originariamente prospettati nella proposta e nell’accordo, non richiede una nuova votazione da parte dei creditori e il Tribunale, pur essendo tenuto a una verifica mediante l’acquisizione di un parere del commissario giudiziale, non è chiamato a valutare in modo particolarmente stringente i motivi e le condizioni che giustificano la concessione della proroga, richiedendosi unicamente la valutazione della sussistenza dei presupposti richiesti per la omologazione ex artt. 180 e 182-bis del RD 267/42.

L’art. 9 comma 3 del DL 23/2020 convertito ha stabilito che: quando il debitore intende modificare unicamente i termini di adempimento del concordato preventivo o dell’accordo di ristrutturazione deposita sino all’udienza fissata per l’omologazione una memoria contenente l’indicazione dei nuovi termini, nonché la documentazione che comprova la necessità della modifica dei termini.
Il differimento dei termini non può essere superiore di sei mesi rispetto alle scadenze originarie. Nel procedimento per omologazione del concordato preventivo il Tribunale acquisisce il parere del commissario giudiziale. Il Tribunale, riscontrata la sussistenza dei presupposti di cui agli artt. 180 o 182-bis del RD 267/42, procede all’omologazione dando espressamente atto delle nuove scadenze.

Nel caso esaminato dal Tribunale di Ravenna 16 giugno 2020, la società depositava la domanda di concordato in bianco ex art. 161 comma 6 del RD 267/42. A causa dell’emergenza epidemiologica e della conseguente legislazione d’urgenza, l’udienza per l’omologazione veniva rinviata e la ricorrente invocava l’applicazione dell’art. 9 comma 3 del DL 23/2020 (c.d. decreto liquidità), successivamente convertito con L. 40/2020.

La facoltà di cui all’art. 9 comma 3 si affianca a quella – prevista sempre per le procedure di concordato preventivo in corso e non ancora omologate – secondo cui il debitore può, sino all’udienza di omologazione, presentare una istanza al fine di ottenere dal Tribunale un termine non superiore a 90 giorni entro il quale presentare un nuovo piano e una nuova proposta di concordato preventivo, ovvero un nuovo accordo di ristrutturazione. Se il nuovo piano presenta modifiche sostanziali rispetto a quello iniziale sarà necessaria una nuova attestazione, secondo quanto previsto dall’art. 161 comma 3 del RD 267/42; qualora la precedente proposta fosse già andata al voto, si determinerà un regresso della procedura, con la necessità di ripetere la fase delle votazioni sulla nuova proposta che non è stata sottoposta al gradimento dei creditori (cfr. l’art. 9 comma 2 del DL 23/2020; Trib. Pistoia 5 maggio 2020).

Nel caso di specie, la debitrice non si era avvalsa di tale possibilità, invocando unicamente la proroga semestrale dei tempi di adempimento della proposta di concordato in virtù del comma 3 dell’art. 9 del DL 23/2020.
Questa modifica puramente temporale non richiede una nuova votazione da parte dei creditori e il Tribunale, pur essendo tenuto a una verifica mediante l’acquisizione di un parere del commissario giudiziale, non è invece chiamato a valutare in modo particolarmente stringente i motivi e le condizioni che giustificano la concessione della proroga, se si considera che il comma 3 dell’art. 9 richiede unicamente che il Tribunale valuti la sussistenza dei presupposti richiesti per la omologazione ex artt. 180 e 182-bis del RD 267/42.

Secondo il Tribunale di Ravenna, l’interpretazione della nuova facoltà processuale prevista dal citato comma 3 dell’art. 9 DL 23/2020 – ispirata a un principio di favore per il buon esito delle procedure alternative al fallimento – non può non tenere conto della modifica che in sede di conversione è stata apportata al comma 1 della stessa disposizione.

Proroga di 6 mesi dei termini di adempimento successivi al 23 febbraio

Se in sede di prima formulazione la norma prevedeva un allungamento semestrale dei termini di adempimento dei concordati preventivi già omologati aventi una scadenza ricompresa fra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2021, in sede di definitiva approvazione della L. 40/2020 è stata eliminata la finestra cronologica finale, pertanto ogni concordato già omologato che abbia una scadenza successiva al 23 febbraio 2020 potrà fruire ex lege di una proroga semestrale per il suo adempimento, giustificata dalle conseguenze economiche generate dalla diffusione pandemica del COVID-19.
Il Tribunale, quindi, ha omologato il concordato preventivo, dando atto che, ai sensi dell’art. 9 comma 3 del DL 23/2020 conv. L. n. 40/2020, i termini per l’adempimento sono prorogati di 6 mesi rispetto alle scadenze previste.

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