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Venerdì, 14 agosto 2020 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Uno «sciopero» che non incide sul gettito è una specie di farsa

Giovedì, 23 luglio 2020

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Gentile Redazione,
leggo su Eutekne.info (si veda “A settembre nuovo sciopero dei commercialisti” del 22 luglio 2020): “L’intenzione è quella di «creare un disagio», ha spiegato Andrea Ferrari, Presidente dell’AIDC, «non possiamo crearlo ai nostri clienti né farlo sul gettito, perché ci è espressamente vietato»“. 

Premesso che chiamare la nostra agitazione “sciopero” forse non è del tutto corretto, visto che storicamente lo sciopero è l’astensione dal lavoro dei lavoratori subordinati; e chi l’ha fatto, negli ultimi 150 anni, sovente ha corso gravi rischi, e qualche volta ha perso anche la vita. Lo sciopero è una cosa seria, non è una cosa da signorine paurose.

Cos’è che vogliamo fare, in sostanza? Vogliamo, con una volontaria violazione di un divieto, porre l’attenzione sulle ingiustizie gravi che vengono perpetrate dal potere a danno della nostra professione.

E allora mi chiedo: a che serve “creare disagio” ma solo un pochino, per carità, solo quello che ci viene permesso? A che serve non creare disagio sul gettito, che poi è l’unica arma vera che abbiamo?

Uno “sciopero” che non incida sul gettito è da pusillanimi, non è nemmeno da chiamare “sciopero”, è – scusate la franchezza – una specie di farsa, che nemmeno i nostri clienti comprenderebbero. Se non abbiamo il fegato di violare apertamente la legge per manifestare la sacrosanta giustezza di quello che affermiamo, vuol dire che non ci crediamo neanche noi. Allora lasciamo perdere e torniamo nel gregge.


Marco Baldi
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Arezzo

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