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Sabato, 26 settembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

EDITORIALE

Il 20 agosto si proroga o non si proroga? That is the question

/ Giancarlo ALLIONE

Martedì, 11 agosto 2020

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Il primo problema dei politici è essere eletti. Il secondo problema dei politici è essere rieletti.
Il vero costo della democrazia non è il costo dei parlamentari, ma è il costo dell’acquisto del consenso.

Da decenni ogni Governo è impegnato a comprarsi le sue indulgenze per garantirsi il posto in paradiso.
Dalle pensioni a tutti gli agricoltori, anche se non avevano versato nulla di contributi, alle baby pensioni (15 anni, 6 mesi e un giorno di lavoro e 40/50 di pensione); dal reddito di cittadinanza a quota 100, passando attraverso pensioni d’oro senza contribuzione, vitalizi per un giorno da parlamentare, condoni fiscali, falsi invalidi noti a tutti, furbetti del cartellino indisturbati, rottamazione delle cartelle. Dai rifinanziamenti per evitare esuberi ad aziende che da sempre non fanno altro che produrre perdite e servizi scadenti al profitto del 10% garantito a chi ristruttura la casa (?!).

Per arrivare fino ai famigerati 600 euro causa COVID a chiunque abbia la partita IVA, purché non professionista iscritto ad albo (!).
A chiunque, anche se miliardario in euro, ma meglio se assistito da solerte commercialista su cui scaricare la colpa, nel caso la richiesta si rivelasse eticamente inopportuna, pur perfettamente conforme alla previsione normativa (ci voleva tanto a chiedere un’autocertificazione con cui dichiarare di non avere redditi superiori a un certo ammontare e di non avere più di 50.000 euro sul conto corrente?).

Dopo aver speso una fortuna per progettare il ponte, è fin apparso il tunnel sotto lo stretto di Messina. Esteticamente, rispetto al ponte è certamente meglio. Si sa, occhio non vede, cuore non duole; ma cosa avrebbe di diverso rispetto alla TAV Torino Lione? Sarà mica proprio la resa elettorale?

Tutto questo ben di dio finanziato senza chiedere nemmeno un euro a quelli che durante la pandemia non han perso neanche un centesimo e magari, poco o tanto, sono ora più ricchi (pensionati e dipendenti non interessati dalla cassa integrazione). Sono la maggioranza, come attestano i rendiconti di Bankitalia sulle disponibilità dei privati sui conti correnti, ma sono anche tutti votanti e a settembre si vota molto.

Tutto questo ben di dio finanziato rigorosamente a debito fra il giubilo generale, continuando ad accrescere la montagna che seppellirà i nostri figli e i nostri nipoti, i quali nostri figli, non essendo del tutto stupidi, prudentemente di nipoti hanno smesso di farne.

In questo quadro di tripudio miliardario, dopo tutto quello che abbiamo passato, lasciare la scadenza del 20 agosto al 20 agosto è cattiveria allo stato puro, oppure disperazione (quei soldi servono disperatamente tutti e subito), o tutte e due le cose insieme.
Questo temo sia il problema.

Oppure, più banalmente, questo tipo di agevolazione non vale la spesa, dal momento che non sposta neppure un voto.

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