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Sabato, 26 settembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Obbligo di visita medica per l’accesso al lavoro dei minorenni

L’inadempimento dell’obbligo di certificazione all’esito della visita è invece stato depenalizzato

/ Mario PAGANO

Mercoledì, 16 settembre 2020

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In materia di lavoro minorile, all’interrogativo circa la possibilità di adibire i minori ad attività lavorativa e alla necessità di una visita medica soccorre quanto contenuto nella L. 977/67, relativa alla tutela dei bambini e degli adolescenti.

Ai sensi dell’art. 1, comma 2, si definisce bambino il minore che non ha ancora compiuto 15 anni di età o che è ancora soggetto all’obbligo scolastico, mentre l’adolescente è il minore di età compresa tra i 15 e i 18 anni, non più soggetto all’obbligo scolastico.
Per valutare a partire da quale età sia possibile impiegare un minore in attività lavorative la norma di riferimento è il successivo art. 3, secondo cui l’età minima per l’ammissione al lavoro è fissata al momento in cui il minore ha concluso il periodo di istruzione obbligatoria; comunque, non può essere inferiore ai 15 anni compiuti.

In Italia, attualmente, l’età minima di accesso al lavoro è di 16 anni, attesa la durata decennale dell’istruzione obbligatoria fissata dall’art. 1 del DM 22 agosto 2007 n. 139 e, prima ancora, dall’art. 1, comma 622 della L. 296/2006.

Per i bambini, l’art. 4 della L. 977/67 stabilisce, inoltre, un divieto allo svolgimento di attività lavorativa, fatta salva la possibilità da parte dell’Ispettorato del lavoro di rilasciare apposita autorizzazione, previo assenso scritto dei titolari della potestà genitoriale, all’impiego in attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo, purché si tratti di attività che non pregiudichino la sicurezza, l’integrità psicofisica e lo sviluppo del minore, la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi di orientamento o di formazione professionale.

Quanto agli adolescenti, compiuti i 16 anni e assolto l’obbligo scolastico, ai sensi dell’art. 8 della L. 977/67 – in tema di visita medica preventiva e periodica – gli stessi possono essere ammessi al lavoro, come i bambini autorizzati al lavoro dall’Ispettorato competente, purché siano riconosciuti idonei all’attività lavorativa cui saranno adibiti a seguito di visita medica.
La medesima visita deve, poi, essere ripetuta periodicamente a intervalli non superiori a un anno, così come specificato dal comma 2 del medesimo art. 8.

Il successivo comma 4 dell’art. 8 stabilisce che l’esito delle visite mediche di cui ai commi 1 e 2 deve essere comprovato da apposito certificato. Per completezza va ricordato che l’art. 26 della stessa L. 977/67 prevede la pena dell’arresto non superiore a sei mesi o l’ammenda fino a 5.164 euro in caso di violazione degli adempimenti sopra esaminati.

In relazione alla visita medica dei minori, il DL 69/2013, conv. L. 98/2013, ha, tuttavia, disposto, con l’art. 42, comma 1, lettera b), che, fermi restando gli obblighi di certificazione, previsti dal DLgs. 81/2008 per i lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria, è abrogata, limitatamente alle lavorazioni non a rischio, la disposizione concernente l’obbligo del certificato di idoneità per l’assunzione di bambini e adolescenti, prevista dall’art. 8.

Disposizione sull’obbligo del certificato abrogata dal DL 69/2013

Sull’interpretazione di tale intervento normativo si è espressa la Cassazione con la sentenza 6 dicembre 2016 n. 51907.
La Suprema Corte, dopo aver riepilogato il quadro normativo in questione, ha sottolineato che, a ben vedere, il citato art. 26 della L. 977/67 sanziona penalmente due diverse condotte, ovvero, da un lato, ex art. 8, comma 1, l’ammissione al lavoro in mancanza di visita medica e, dall’altro, ex art. 8, comma 4, l’inadempimento dell’obbligo di certificazione all’esito di detta visita. I giudici di legittimità hanno precisato che soltanto questa seconda condotta è stata depenalizzata, avendo l’art. 42 del citato DL 69/2013 espressamente e testualmente abrogato la sola disposizione concernente l’obbligo del certificato.
La citata sentenza ha quindi concluso nel senso che “va pertanto ribadito che la condotta di ammissione al lavoro di minore senza la prescritta visita medica costituisce tutt’ora reato”.

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