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Sabato, 19 settembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

IMPRESA

Amministratore unico per le fondazioni del Terzo settore, non per le associazioni

Secondo il Ministero del Lavoro la disciplina differenziata si spiega con la distinzione di caratteristiche, obiettivi e natura tra le due tipologie di enti

/ Luciano DE ANGELIS

Giovedì, 17 settembre 2020

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Mentre nelle fondazioni del Terzo settore appare ammissibile affidare la gestione dell’ente ad un amministratore unico, tale possibilità appare preclusa nelle associazioni, enti nei quali si ritiene necessaria la nomina di un consiglio di amministrazione pluripersonale.
Sono le conclusioni a cui giunge la nota n. 9313 pubblicata ieri sul sito dal Ministero del Lavoro, avente a oggetto “Ammissibilità di un organo di amministrazione monocratico all’interno degli enti del Terzo settore ex art. 26, Codice del terzo settore”.

Il parere ministeriale nasce a seguito di una esplicita domanda posta dalla Regione autonoma del Friuli Venezia Giulia, la quale chiede se sia ammissibile per gli enti del Terzo settore, prevedere nel proprio assetto organizzativo un organo di amministrazione a composizione monocratica o se invece tale organo debba necessariamente avere struttura collegiale.

A riguardo il Ministero del Lavoro ha evidenziato che sul tema esistono due scuole di pensiero dottrinale. Una è basata sull’autonomia gestionale dell’ente e sul richiamo alle disposizioni societarie del codice civile per quanto non previsto dal Codice del Terzo settore, che, in quanto compatibili renderebbero ammissibile anche per tutti gli ETS la nomina di un organo monocratico. La seconda corrente di pensiero invece, sulla base delle espressioni utilizzate dal legislatore e dal favor partecipationis alla base del Codice, ipotizza la necessità di una composizione plurale dell’organo di amministrazione.

A riguardo, il Ministero del Lavoro, distingue opportunamente la struttura delle associazioni da quella delle fondazioni. Nelle prime, si legge nel documento ministeriale, l’utilizzo nell’art. 26 del DLgs. 117/2017 del termine “amministratori” al plurale, la mancata previsione in caso di organo di amministrazione dell’espressa possibilità di una costituzione monocratica dell’organo a differenza di quanto previsto nel caso dell’organo di controllo, nonché soprattutto le previsioni dei commi 2, 4 e 5 dell’anzidetto art. 26 (che fanno sempre espresso riferimento a un organo implicitamente pluripersonale, ndr) inducono a ritenere che il legislatore abbia ipotizzato una composizione collegiale dell’organo.

Tuttavia è necessario ricordare che ai sensi del comma 1 e della collocazione specifica dell’articolo, quest’ultimo è applicabile non alla generalità degli ETS ma alle associazioni del Terzo settore e, con alcune limitazioni, alle fondazioni.
Per queste ultime, quindi, per espressa previsione del comma 8 (riferito specificamente alle fondazioni) si applicano i commi 3, 6 e 7 (assunzione della carica sulla base di specifici requisiti, iscrizione al RUNTS entro 30 giorni dalla propria nomina, e potere di rappresentanza generale, rispettivamente) i quali si ritengono conciliabili anche con una composizione monocratica dell’organo di amministrazione.

La disciplina differenziata trova una spiegazione, si legge nella nota, nella distinzione di caratteristiche, obiettivi e natura tra le due tipologie di enti. Elemento peculiare dell’associazione è l’esistenza di una pluralità di associati che insieme perseguono uno scopo comune; nella fondazione è l’esistenza di un patrimonio preordinato al raggiungimento di un determinato scopo.

Soprattutto, però, ad avviso di chi scrive, come si evidenzia successivamente nella nota, caratteristiche necessarie e inderogabili delle associazioni del Terzo settore sono il carattere aperto (e quindi la possibilità di nuovi ingressi) e la democraticità interna della struttura. Anche l’organo di amministrazione in quanto componente di un peculiare assetto organizzativo volto a garantire e promuovere la massima partecipazione democratica degli associati alla vita dell’ente e alle attività che questo è chiamato a svolgere) dovrebbe avere caratteristiche coerenti con tali principi; d’altra parte esso è chiamato oltre che a gestire le risorse dell’ente, a concretizzarne le finalità partecipative applicando i principi di democrazia e uguaglianza. Tali caratteristiche non si individuano nelle fondazioni.
In sintonia, con tali conclusioni, peraltro, seppur sulla base di considerazioni diverse basate soprattutto sull’assimilazione dei principi fra cooperative ed associazioni, giunge anche il recente Studio del Notariato n. 104-2020/I.

L’organo monocratico può essere ammesso in termini di estrema residualità in una situazione temporanea in associazioni in fase costitutiva, con il rinvio ad una integrazione elettiva dell’organo entro un determinato periodo (ad esempio un esercizio annuale), oppure in settori particolari come quello ad esempio degli enti religiosi nei quali l’applicazione del Codice del Terzo settore è limitata allo svolgimento delle attività di cui all’art. 5.
La nota evidenzia, infine, che il principio dell’organo amministrativo collegiale ha carattere generale valido per tutte le associazioni e non esclusivamente per le associazioni del Terzo settore.

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