X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Mercoledì, 21 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Superata la quota 52.000 contagi da COVID-19 di presunta origine lavorativa

Il nuovo report INAIL sottolinea che nel numero dei contagi prevalgono le donne, ma nei casi mortali l’83,5% è costituito da uomini

/ Fabrizio VAZIO

Sabato, 26 settembre 2020

x
STAMPA

download PDF download PDF

L’INAIL ha diffuso il nuovo report relativo ai contagi da coronavirus di presunta origine lavorativa aggiornato alla fine di agosto.

Va preliminarmente chiarito che i dati INAIL sono influenzati da due diversi fattori:
- in primis, si tratta dei casi denunciati, e quindi non necessariamente di quelli accolti dall’Istituto assicuratore come coronavirus ad eziologia lavorativa. A tale proposito, è il caso di ricordare che, mentre per il personale sanitario e per quello che opera costantemente a contatto col pubblico è prevista una presunzione relativa di origine professionale, per gli altri lavoratori l’analisi viene effettuata caso per caso dagli uffici amministrativi e soprattutto dall’Area Medica dell’Istituto sulla base di un dato in primo luogo epidemiologico e circostanziale e con il contributo eventuale di un accertamento ispettivo finalizzato ad acclarare l’effettiva esposizione a rischio;
- in secondo luogo, l’Istituto indennizza solo determinate categorie di lavoratori per i quali sussiste l’obbligo assicurativo ai sensi del combinato disposto degli artt. 1 e 4 del DPR 1124/65. In particolare, ai fini che qui interessano, non risultano tra l’altro tutelati i medici e tutto il personale sanitario operante con rapporto libero professionale: si pensi alla mancata tutela dei medici di famiglia, soggetti ovviamente assai a rischio.

Fatta questa premessa, va notato che i casi complessivi di contagi di presunta origine lavorativa sono 52.209 al 31 agosto, mentre gli eventi mortali sono 303, 27 in più rispetto a quelli rilevati al 31 luglio.
Vale la pena ripetere un dato già notato in altre occasioni, vale a dire quello relativo al fatto che tra i deceduti per COVID-19 di presunta origine lavorativa prevalgono nettamente gli uomini (83,8%) mentre, con riferimento al totale delle infezioni di origine professionale segnalate all’Istituto, il 71,3% riguarda le donne.

Assai interessante è, poi, il rapporto tra il numero totale dei casi mortali da coronavirus a presunta origine lavorativa e quello relativo al complesso dei deceduti nazionali da COVID-19 comunicati dall’Istituto Superiore di Sanità al 31 agosto: i decessi da coronavirus di origine lavorativa sono soltanto lo 0,9% del totale dei morti da COVID-19 in tutta Italia.
Ciò prova con tutta evidenza un dato di comune conoscenza, cioè che la stragrande maggioranza dei deceduti è in età avanzata e quindi non effettua più attività lavorativa.

Un altro dato di assoluto interesse è quello riferito alla progressiva riduzione dell’incidenza dei casi di contagio nel settore della sanità e assistenza sociale con il proseguire dei mesi: si passa infatti dal 71,6% del periodo marzo-maggio al 56% di giugno/agosto. Tale dato è evidentemente causato dal progressivo incremento di tutte le attività economiche rimaste sospese in ragione del lockdown.

Va rimarcato, benché il dato possa apparire abbastanza scontato, che il rischio di contrarre il coronavirus in occasione di lavoro non ha a che vedere statisticamente con il rischio di infortunio in senso classico. Se è vero infatti che la maggior parte degli eventi riguarda il personale sanitario e socio assistenziale, la seconda categoria per decessi da coronavirus di origine lavorativa è quella degli impiegati amministrativi (solitamente a modesta incidenza infortunistica), con ben l’11,5% dei decessi.

È il caso di ricordare infine che, ai sensi dell’art. 42, comma 2 del decreto legge 17 marzo 2020 n. 18, gli eventi lesivi derivanti da infezioni da coronavirus – in occasione di lavoro – gravano sulla gestione assicurativa dell’INAIL. Pertanto, gli eventi in questione non sono computati ai fini della determinazione dell’oscillazione del tasso medio per andamento infortunistico di cui agli artt. 19 e seguenti del decreto interministeriale 27 febbraio 2019, concernente l’approvazione delle nuove tariffe dei premi INAIL e le relative modalità di applicazione. Ciò significa che gli effetti degli eventi in esame non entrano a far parte del bilancio infortunistico dell’azienda in termini di oscillazione in malus del tasso applicato (si veda per i dettagli la circ. INAIL del 3 aprile 2020 n. 13).

TORNA SU