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Mercoledì, 25 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

Condizioni proporzionate per il recupero dell’IVA in caso di mancato pagamento

/ REDAZIONE

Venerdì, 16 ottobre 2020

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Con la sentenza relativa alla causa C-335/19, la Corte di Giustizia Ue ha ritenuto incompatibile con l’art. 90 della direttiva 2006/112/Ce le condizioni poste dalla legge polacca per la riduzione della base imponibile IVA in caso di mancato pagamento del corrispettivo.

Nello specifico, la norma nazionale subordina tale riduzione alle seguenti condizioni:
- che il debitore (cessionario o committente) sia registrato come soggetto passivo IVA e non sia sottoposto a procedura di insolvenza o di liquidazione né alla data di effettuazione dell’operazione, né al giorno precedente la data di presentazione della rettifica della dichiarazione fiscale volta a beneficiare della riduzione in parola;
- il creditore (cedente o prestatore) sia ancora registrato quale soggetto passivo IVA al giorno precedente la data di presentazione della rettifica della dichiarazione fiscale.

I giudici ricordano che, sebbene l’art. 90 paragrafo 2 della direttiva consenta agli Stati membri di determinare se il mancato pagamento del corrispettivo attribuisca il diritto alla riduzione della base imponibile IVA, tale facoltà si fonda sull’assunto che il mancato pagamento possa essere difficile da accertare o essere soltanto provvisorio e non può estendersi fino a escludere del tutto il suddetto diritto.
Invece, le condizioni poste dalla legge polacca circa il mantenimento dello status di soggetto passivo IVA del debitore e del creditore non possono essere giustificate dalla necessità di tener conto dell’incertezza quanto alla definitività del mancato pagamento.

Inoltre, la condizione per cui il debitore non dovrebbe essere sottoposto a una procedura di insolvenza o liquidazione non appare conforme al principio di proporzionalità e rischia di compromettere l’obiettivo dell’armonizzazione fiscale perseguito dalla direttiva. Infatti, come già osservato in riferimento alla normativa italiana (cfr. causa C-246/16), nel contesto di procedure di insolvenza e liquidazione nelle quali la certezza della definitiva irrecuperabilità del credito può essere acquisita solo al termine di un lungo periodo, i soggetti sottoposti a una simile normativa sopportano uno svantaggio, in termini di liquidità, rispetto ai loro concorrenti di altri Stati membri.

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