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Mercoledì, 28 luglio 2021 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Servono certezze ma sulle cartelle ancora una misura all’ultimo secondo

Mercoledì, 21 ottobre 2020

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Caro Direttore,

oramai non fa quasi neppure più notizia, ma tra sabato e domenica vi è stato l’ennesimo rinvio di provvedimenti fiscali già scaduti, disposto da un legislatore come sempre noncurante delle tensioni, delle fatiche e delle difficoltà degli studi professionali che debbono consentire ai clienti di valutare serenamente i comportamenti.

Per la (quinta?) volta è stato prorogato il termine del 15 ottobre di sospensione della notifica di cartelle esattoriali, e la proroga è stata annunciata a tarda notte come una conquista e non già come un atto dovuto.

Da marzo, simili alla voce biblica che grida nel deserto i commercialisti chiedono di avere serie e ragionevoli certezze su adempienti e scadenze, ma questo governo preferisce il pathos del provvedimento all’ultimo secondo (se non fuori tempo massimo) ad una politica di programmazione a medio termine.

Eppure basterebbe stabilire alcuni punti fermi: il debito tributario ad una certa data è congelato e ripartito in cinque anni (!) con cartelle particolari; interviene un istituto finanziario che anticipa all’Erario quelle cartelle particolari e così l’economia potrebbe contare su scadenze certe e flussi controllabili; i contribuenti non avrebbero da dedicare energie ad inseguire rinvii e scadenze fluttuanti (ricordate che il primo rinvia era stato di sette giorni!); i professionisti da postulanti di un potere centrale sempre più sordo potrebbero svolgere il loro compito per risollevare l’economia: la consulenza!

Ma forse così mancherebbe la periodica captatio benevolentiae che avviene ad ogni rinvio fatto cadere dall’alto, e ci si dimentica che forse è solo una beffa.


Alberto Arrigoni
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

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