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Giovedì, 26 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Corretta numerazione della fattura solo se c’è sequenzialità

Eventuali «salti data» risulterebbero incompatibili con la normativa vigente

/ Luca BILANCINI

Venerdì, 30 ottobre 2020

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Un sistema che preveda l’istituzione di un numero di fattura composto da otto cifre rappresentanti il giorno di emissione (es. 20200601, 20200602, 20200603, ecc.) e da un ulteriore codice progressivo esadecimale (0001, 0002, …, 000A, ecc.), non risulta compatibile con il requisito della “sequenzialità” richiesto, in primis, dalla direttiva comunitaria e, in subordine, dalla normativa nazionale.
L’Agenzia delle Entrate con risposta a interpello n. 505, pubblicata nella giornata di ieri, è giunta a tale conclusione, analizzando il tema della numerazione delle fatture.

La questione è stata posta da un soggetto passivo che, al fine di evitare di esporre a clienti e collaboratori informazioni relative al quantitativo di documenti emessi, aveva creato la soluzione sopra descritta, che avrebbe comunque consentito di garantire “univocità e progressività” ai numeri attribuiti.

La generazione di un numero contenente data di emissione e un codice ottenuto in base al sistema numerico esadecimale non costituirebbe un problema, a giudizio dell’istante, posto che l’ordinamento di tale sistema “è universalmente riconosciuto ed accettato”.

L’Agenzia delle Entrate ha rammentato che, a partire dal 1° gennaio 2013 (per effetto delle disposizioni contenute nell’art. 21 comma 2 lett. b) del DPR 633/72, così come sostituito dall’art. 1 comma 325 lett. d) della L. 228/2012), la fattura deve contenere un “numero progressivo che la identifichi in modo univoco”. Sono, dunque, ammissibili anche sistemi di numerazione diversi da quelli progressivi per anno solare, purché siano rispettate le condizioni richieste dalla norma. In questo senso, come precisato dall’Amministrazione finanziaria nella risoluzione 10 gennaio 2013 n. 1, si potrebbe anche far riferimento, nella numerazione, “alla data della fattura stessa”.

A tal proposito occorre tuttavia sottolineare come risulti difficilmente praticabile la scelta di indicare, all’interno del numero di una e-fattura, la data della sua emissione. Nell’ambito della fatturazione elettronica, infatti, tale data coincide con quella di trasmissione del file XML al Sistema di Interscambio, il quale ne “attesta inequivocabilmente e trasversalmente (all’emittente, al ricevente e all’Amministrazione finanziaria) la data (e l’orario)” (si veda al proposito la circolare Agenzia delle Entrate 17 giugno 2019 n. 14, § 3.1).

Si tratta, quindi, generalmente, di un giorno differente e successivo rispetto a quello, riportato nel campo “Data” della fattura elettronica, in cui la cessione di beni o la prestazione di servizi si considera effettuata. Ne consegue che l’adozione di un numero di fattura contenente la data di emissione risulta pressoché inattuabile qualora il documento venga trasmesso entro i dodici giorni successivi a quello di effettuazione dell’operazione (disposizione prevista per le fatture c.d. “immediate” dall’art. 21 comma 4 primo periodo del DPR 633/72).

L’Agenzia ricorda, inoltre, come le disposizioni relative alla numerazione, in vigore dal 2013, furono introdotte al fine di adeguare la normativa interna a quella comunitaria. L’art. 226 della direttiva 2006/112/Ce, richiede, infatti, che fra gli elementi obbligatori della fattura sia presente anche “un numero sequenziale, con una o più serie, che identifichi la fattura in modo univoco”.

Come sottolineato dall’Agenzia, il sistema di numerazione suggerito dall’istante, pur essendo in grado di garantire univocità e progressività delle fatture, non risulta idoneo a rispettare la sequenzialità, richiesta dalle disposizioni comunitarie. A seguito della possibile mancata emissione di fatture, in alcune giornate, potrebbe, infatti, facilmente verificarsi un “salto data”.

Ostacolate le funzioni di controllo

Tale circostanza potrebbe inibire all’Amministrazione finanziaria:
- il controllo della corrispondenza fra la numerazione dei documenti e la relativa annotazione nei registri contabili, “necessaria ad evitare intervalli ingiustificati nell’ordine di emissione e di annotazione”;
- la corretta ricostruzione delle operazioni attive.

Nel documento di prassi si sottolinea, infine, come l’assenza di un ordine sequenziale non consentirebbe all’Agenzia delle Entrate neppure la corretta predisposizione, prevista dall’art. 4 del DLgs. 127/2015 a partire dalle operazioni IVA effettuate dal 1° gennaio 2021, delle bozze:
- delle liquidazioni periodiche IVA,
- dei registri di cui agli artt. 23 e 25 del DPR 633/72 e
- della dichiarazione annuale IVA.

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