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Lunedì, 23 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Nella normativa ancora aree grigie che rendono difficile la lotta al riciclaggio

Venerdì, 13 novembre 2020

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Gentile Redazione,
queste sono le considerazioni a margine di un commercialista italiano.
esercito questa professione ormai da diversi anni e nelle aree di specializzazione in cui mi sono cimentato spicca quella dell’antiriciclaggio, nella quale mi trovo, da tempo immemore, convintamente e professionalmente coinvolto in vari ruoli (consulente, docente, componente di commissioni di studio).
Ultimamente, le notizie che ci raggiungono quotidianamente fanno riferimento alla drammatica situazione sanitaria in cui versa il Paese e il mondo intero, ma nell’ambito di queste notizie cerco sempre di seguire quelle che interessano da vicino la mia area professionale.

Come ben si sa, la normativa antiriciclaggio è stata introdotta da varie Direttive comunitarie che via via si sono susseguite, nel tempo, e che sono oggetto di variazioni/integrazioni continue spesso emanate per far fronte ai vari “sistemi” di occultamento di risorse imponibili fiscalmente o di immissione di capitali detenuti illecitamente prodotti, per non parlare delle azioni di contrasto del finanziamento al terrorismo.

In questo scenario normativo, i commercialisti, insieme ad avvocati, notai e altre categorie professionali, sono un presidio di controllo e monitoraggio: a loro sono demandati compiti e doveri che impongono condotte procedurali ben definite nel rapporto con i clienti. Tutto questo per permettere ed eventualmente intercettare le fenomenologie di reato previste dalla normativa. Le procedure non sono semplici, gli adempimenti non sono propriamente “leggeri”, le sanzioni, in caso di inadempienze, non sono “all’acqua di rose”.

Fatte queste debite premesse, nel vedere il servizio di Report su Rai 3 di lunedì 9 novembre, che affrontava alcuni aspetti legati alla proprietà di locali, discoteche, sale da ballo, ristoranti in Sardegna, e che evidenziava la complessa, articolata, ramificata ricostruzione della proprietà delle società proprietarie dei locali di cui sopra, soprattutto concentrati nella “Costa Smeralda”, mi sono sorte domande, sono nate amare considerazioni, legate a tale “ingegneria giuridica societaria e fiscale” applicata. Un vero capolavoro di “occultamento” della proprietà e di dispersione della medesima. Un vero rompicapo, degno del più difficile dei cruciverba senza schema del famoso enigmistico Bartezzaghi.

Di fronte a tale schema, qualsiasi procedura, qualsiasi azione posta in essere dal “designato” commercialista di turno, “potrebbe” risultare anacronistica, inadeguata, insomma poco efficace, dato che “a monte” la normativa, non omogenea a livello mondiale, permette ancora la presenza di aree grigie di palese occultamento di informazioni, disapplicazione di norme sulla comunicazione dei dati e sulla cooperazione internazionale.

Troppi sono ancora i Paesi, al di fuori dell’Unione europea, che presentano carenze nel loro regime interno in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.


Renato Burigana
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma

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