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Martedì, 26 gennaio 2021 - Aggiornato alle 6.00

IL CASO DEL GIORNO

Per le spese anticipate in nome e per conto del cliente si guarda ai documenti

/ Luca FORNERO

Mercoledì, 13 gennaio 2021

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Talvolta gli organi verificatori riprendono a tassazione le spese anticipate dal professionista in nome e per conto del cliente, fondando le loro pretese sulla presunta assenza della relativa documentazione.

Si ricorda che i rimborsi di tali oneri non concorrono alla formazione della base imponibile IVA (ex art. 15 comma 1 n. 3) del DPR 633/72), né del reddito di lavoro autonomo (circ. Agenzia Entrate n. 58/2001, § 2.2), a condizione che, sotto l’aspetto sostanziale, si tratti di costi che non costituiscono il mezzo per assolvere l’incarico, bensì l’oggetto del mandato stesso (es.: pagamento per conto del cliente di imposte o altre somme, adempimento di formalità in nome e per conto del cliente, ecc.).

Inoltre, sotto l’aspetto formale, deve trattarsi di spese sostenute “in nome e per conto”, in forza di specifico incarico professionale. In pratica (C.M. n. 1/1973 e studio Consiglio Nazionale Notariato n. 37-2003/T):
- la spesa deve essere documentata e intestata al cliente;
- la documentazione deve essere allegata o comunque trovarsi in atti depositati presso pubblici uffici.

Specularmente, tali oneri sono indeducibili dal reddito professionale.

Invece, i rimborsi delle spese che non presentano tali caratteristiche e che sono, in pratica, sostenute per lo svolgimento della professione (es. viaggio, vitto e alloggio) sono assimilati ai compensi, con obbligo di fatturazione e assoggettamento a ritenuta (cfr. circ. Agenzia Entrate n. 58/2001, § 2.2; tale impostazione è stata, peraltro, criticata dalla circ. CNDCEC n. 37/IR/2014).

Ciò posto, in ordine alle spese anticipate in nome e per conto del cliente, occorre domandarsi se le richieste dell’Amministrazione finanziaria siano, o meno, fondate.
Di certo, l’avvenuta conservazione dei documenti giustificativi consente di controllare prontamente che gli importi richiesti a rimborso siano risultati pari alle anticipazioni fatte. Diversamente, ove l’importo addebitato in fattura fosse superiore a quanto effettivamente sostenuto, l’eccedenza non potrebbe che assumere la natura di corrispettivo (tra le altre, R.M. n. 102/96 e ris. Agenzia Entrate n. 180/2001).

Peraltro, laddove tale documentazione non sia più rinvenibile, sembra possibile sostenere che la conservazione non sia sempre indispensabile, come nel caso, ad esempio, delle somme anticipate dal professionista (es. commercialista, notaio) per pagare imposte e contributi.
Si tratta, infatti, di spese che, essendo poste a carico del cliente in base a una previsione di legge, sono caratterizzate dalla diretta insorgenza nella sfera patrimoniale di quest’ultimo: come tali, essendo una mera partita di giro, non assumono rilievo ai fini IRPEF e IVA (cfr., tra le altre, R.M. n. 364698/1977).

D’altra parte, i predetti oneri sono regolarmente accertabili, oltre che presso lo studio del professionista, anche presso i pubblici uffici. In ogni caso, dall’esame dell’atto, del repertorio notarile e della pratica sono ritraibili tutti gli elementi necessari per quantificare le somme anticipate in nome e per conto del cliente.

Inoltre, se dal mandato professionale risulta che le parti hanno concordato che determinati oneri siano posti a carico del committente, i rimborsi di detti oneri non hanno natura giuridica di corrispettivo.
In altre parole, “vanno escluse dalla base imponibile [dell’IVA e delle imposte sui redditi, ndr] le somme poste contrattualmente a carico del committente, le quali, quindi, proprio in base alle «condizioni contrattuali» non sono corrispettivo, né possono dirsi «accollate» al committente stesso, perché a quest’ultimo spettanti originariamente” (così Studio Consiglio Nazionale del Notariato n. 37-2003/T).

Si ritiene, dunque, che eventuali rilievi degli organi di controllo in ordine all’assenza o all’insufficienza della documentazione delle suddette somme siano contrastabili nei termini sopra esposti.

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