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Mercoledì, 14 aprile 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Piattaforme digitali ancora obbligate alla trasmissione dei dati

La comunicazione è stata prorogata per sei mesi e il 30 aprile scade il termine per il primo trimestre 2021

/ Corinna COSENTINO e Emanuele GRECO

Venerdì, 9 aprile 2021

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I soggetti passivi che, avvalendosi di interfacce elettroniche (mercati virtuali, piattaforme, portali o mezzi analoghi), facilitano le vendite a distanza di beni in ambito intra Ue oppure le vendite a distanza di beni oggetto di importazione sono ancora tenuti, per i dati relativi al primo semestre 2021, a comunicare trimestralmente all’Agenzia delle Entrate le suddette operazioni.

Il 30 aprile 2021, dunque, scade il termine per l’invio della comunicazione riferita ai dati del primo trimestre 2021. Entro il 2 agosto 2021 (essendo il 31 luglio un sabato), invece, dovranno essere trasmessi i dati per il secondo trimestre 2021.

La comunicazione di cui trattasi avrebbe dovuto riguardare le operazioni effettuate sino al 31 dicembre 2020, poiché dal 1° gennaio 2021 sarebbero dovute entrare in vigore le disposizioni sulle vendite a distanza intra Ue stabilite dalle direttive 2017/2455/Ue e 2019/1995/Ue.

Tuttavia, anche per effetto dell’emergenza sanitaria derivante dalla diffusione del COVID-19, il Consiglio Ue (decisione n. 1109/2020) ha rinviato di sei mesi, dal 1° gennaio al 1° luglio 2021, i termini di applicazione delle novità unionali in tema di commercio elettronico, le quali sono in corso di recepimento anche da parte dell’Italia (si veda “Commercio elettronico con nuove regole IVA” del 27 febbraio 2021).

Per questo motivo, gli adempimenti delle piattaforme digitali, che erano stati introdotti a livello interno con l’art. 13 del DL 34/2019, sono stati prorogati sino al 30 giugno 2021. Lo ha previsto l’art. 3 comma 3 del DL 183/2020 (decreto “Milleproroghe”), convertito con L. 21/2021.

Rammentando, in breve, i tratti essenziali della comunicazione “prorogata”:
- l’obbligo grava su tutti i soggetti passivi che gestiscono le piattaforme digitali (o mezzi assimilati) in qualità di intermediari tra un “fornitore” e un acquirente, siano essi residenti nel territorio dello Stato ovvero non siano residenti nel territorio dello Stato;
- costituiscono oggetto di comunicazione i dati delle “vendite di beni a distanza” da intendersi, ai fini in esame, come le cessioni di beni spediti o trasportati direttamente o indirettamente dal fornitore a partire da uno Stato membro dell’Unione europea diverso da quello di arrivo della spedizione o del trasporto a destinazione dell’acquirente (vendite a distanza intracomunitarie di beni) e le cessioni di beni spediti o trasportati direttamente o indirettamente dal fornitore a partire da territori terzi o Paesi terzi a destinazione dell’acquirente (vendite a distanza di beni importati da territori terzi o Paesi terzi);
- il soggetto passivo tenuto agli obblighi comunicativi è considerato debitore d’imposta per le vendite a distanza per le quali non ha trasmesso, o ha trasmesso in modo incompleto, i dati presenti sulla piattaforma, se non dimostra che l’imposta è stata assolta dal fornitore (art. 13 comma 3 del DL 34/2019).

Quanto ai termini di trasmissione dei dati, l’invio è effettuato entro la fine del mese successivo a ciascun trimestre. Pertanto, come anticipato, la prossima comunicazione è relativa ai dati del primo trimestre 2021 ed il termine è il 30 aprile 2021.

Dal 1° luglio 2021 presunzione di cessione

Per quanto concerne, invece, gli obblighi decorrenti dal 1° luglio 2021, la direttiva 2017/2455/Ue, al fine di agevolare la riscossione dell’IVA, introduce una presunzione in capo al soggetto passivo che, mediante l’uso di una piattaforma digitale, facilita le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o Paesi terzi con spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro o le cessioni di beni effettuate nel territorio comunitario da un soggetto non stabilito nella Ue nei confronti di un privato. È stabilito che i beni intermediati si considerino ricevuti e ceduti dal predetto soggetto passivo, ossia dal c.d. “fornitore presunto” (art. 14-bis della direttiva 2006/112/Ue). 
Secondo il testo dello schema di DLgs. approvato dal Consiglio dei Ministri, la disposizione sarà prevista introducendo il nuovo art. 2-bis del DPR 633/72.

Tale presunzione implica che la singola cessione venga suddivisa in una cessione B2B presunta verso la piattaforma e in una cessione B2C presunta dalla piattaforma al consumatore. Entrambe le cessioni si considereranno effettuate con l’accettazione del pagamento del corrispettivo (essendo irrilevanti, invece, sia la consegna del bene che l’emissione della fattura). Inoltre, le cessioni (presunte) nei confronti delle piattaforme avranno carattere esente e sarà riconosciuto il diritto alla detrazione in capo al cedente.

La disciplina in parola è stata parzialmente “anticipata”, a livello nazionale, dall’art. 11-bis, commi da 11 a 15, del DL 135/2018 (conv. L. 12/2019). Tali disposizioni verranno dunque abrogate dal nuovo DLgs., in quanto “superate” dalla nuova disciplina unionale.

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